Diocesi: “Ecco la nostra soluzione per Aamps”

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La questione Aamps è al centro dell’attenzione della politica cittadina da qualche settimana ed è divenuta incandescente da quando la Giunta comunale ha deciso di chiedere il concordato preventivo in continuità, come strada per uscire dalla grave crisi dell’azienda municipalizzata di cui il Comune di Livorno è l’unico socio.
Sembra però assai improbabile che il tribunale fallimentare approvi la richiesta per una serie di dati oggettivi che riguardano il bilancio su cui si basa la richiesta e la responsabilità del socio che controlla l’azienda.
La decisione della giunta è basata infatti sul bilancio Aamps al dicembre 2014, approvato a novembre 2015, su dati contabili non più attuali. Per poter valutare l’effettivo andamento aziendale occorrerebbero dati più aggiornati, almeno al giugno del 2015. Del resto il collegio dei revisori, a proposito di questo bilancio, ha scritto nella loro relazione che “nel suo complesso non è conforme alle norme che ne disciplinano i criteri di redazione, esso pertanto non è redatto con chiarezza e non rappresenta con in modo veritiero e corretto la situazione patrimoniale e finanziaria ed il risultato economico della società A.A.M.P.S. S.p.a., per l’esercizio chiuso al 31 dicembre 2014. Se ne trae pertanto un giudizio negativo”.
Inoltre, in base alle norme civilistiche vigenti, la responsabilità della Spa ricade, in ultima istanza, sul socio che la controlla al 100%, che non può non essere chiamato a rispondere degli impegni finanziari dell’azienda controllata. Occorre inoltre precisare che, dal 2013, in base alla nuova normativa, il Comune incassa la Tari e ne bonifica all’ Aamps l’intero valore che, per il 2014, era pari a 35 milioni di euro. Il problema nasce dal fatto che la percentuale di evasione di questa tariffa è da sempre molto alta e il rischio del non incasso rimane in carico al Comune. Una situazione che esiste da anni, ma che non ha impedito all’azienda di proseguire la propria attività pur in mezzo a mille difficoltà. Ma se la strada del concordato richiesto dall’amministrazione comunale non sembra percorribile, forse ci potrebbero essere altre soluzioni che consentano di non interrompere un servizio pubblico essenziale e di salvare centinaia di posti di lavoro, tra dipendenti Aamps e operatori delle aziende dell’indotto.
La prima cosa da fare dovrebbe essere quella di versare i due milioni che il Comune ha già previsto per questo scopo nel bilancio 2015, e poi trasferire puntualmente l’incasso della Tari 2016 (che ammonta a quasi 35 milioni di euro). Per poter realizzare questa seconda iniziativa sembra necessario avviare una lotta all’evasione della tariffa sui rifiuti degli ultimi anni, dal momento che è evidente che se Aamps potesse incassare l’intero ammontare della tariffa il suo bilancio diventerebbe molto più sostenibile. Per quanto riguarda i debiti accumulati in questi anni sarebbe necessario provvedere a una rimodulazione del debito con tutti i creditori, a partire dai fornitori che sarebbero disponibili a discutere, prima di veder svanire in un tribunale fallimentare gran parte dei loro crediti.
Contemporaneamente, nel nuovo piano industriale, sarebbe necessario prevedere un aumento delle entrate derivanti dall’attività tipica, con un utilizzo efficiente del termovalorizzatore, e una riduzione delle uscite puntando a una riduzione del costo del lavoro, attraverso un accordo con i sindacati che miri a comprimere la spesa allo scopo di salvare l’azienda e i posti di lavoro. In questa nuova visione strategica sarebbe necessario anche verificare l’effettiva convenienza economica del servizio Porta a Porta che viene realizzato in alcune zone della città.
Non sono, è evidente, soluzioni miracolose, ma semplicemente dettate dal buon senso e dalla volontà di servire il bene comune. Credo che scelte di questo tipo potrebbero, pur in mezzo a mille difficoltà ed incertezze, consentire ad Aamps di continuare il proprio servizio pubblico e gradualmente veder risanata la propria situazione economica. Diversamente si sceglierebbe la via dello scontro ideologico con il passato che avrebbe certamente risonanza nazionale (come è già accaduto), ma che avrebbe esiti negativi imprevedibili a livello locale, sia per la probabile perdita di posti di lavoro, sia per difficoltà evidente a proseguire un servizio pubblico, come la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, che la città non può permettersi di veder interrotto, neppure per un giorno. Prima dei legittimi interessi di partito, qui sono in gioco la dignità di vita di tanti lavoratori e delle loro famiglie e la salute di tutti i cittadini.

Tratto dal quotidiano online della diocesi di Livorno

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