Da dipendenti a proprietari, così è nata la Nuova Londi

I titolari Sergio Zaru e Fulvio Bais: "Speriamo di essere d’esempio anche per altre realtà simili alla nostra"

di admin

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Poteva essere un altro tassello da aggiungersi al buio che in queste ultime settimane sta inghiottendo l’economia livornese, un’altra realtà in crisi con conseguente calvario per i propri dipendenti. Invece quella della Londi, in via della Padula, nota azienda di merendine dal 1935, fortunatamente sembra essere un’altra storia. Una storia fatta di sacrificio e coraggio che ha portato la Londi a rinascere sotto il nome Nuova Londi srl. Il 10 novembre, alle 15.30, è stato siglato l’atto notarile che ne ha sancito il passaggio. Una cronista di Quilivorno.it, qualche ora prima, ha incontrato i due soci titolari, Sergio Zaru e Fulvio Bais, che da dipendenti sono diventati proprietari.
La storia inizia quattro anni fa quando il proprietario Alessandro Londi decise per motivi personali di chiudere. Era il 2010 e la fabbrica per alcuni giorni venne occupata. A rilevarla non fu un facoltoso imprenditore, ma due suoi dipendenti, appunto. Zaru e Bais, che allora erano impiegati nel settore commerciale ed amministrativo, strinsero un accordo con il proprietario prendendo in affitto l’attività. “All’inizio non è stato semplice – spiega Zaru, alla Londi dal 1983 – abbiamo dovuto stabilizzare il fatturato e rimettere a posto i conti. Prima la Londi lavorava principalmente con grossisti, adesso tramite la grande distribuzione organizzata riforniamo direttamente supermercati e grandi catene. Dopo quattro anni io e Fulvio ci siamo guardati negli occhi e abbiamo deciso di metterci ancor più in gioco e da lì, abbiamo deciso di diventarne i proprietari. Sappiamo che sarà dura e non dovremo risparmiarci mai, ma la nostra è stata più che altro una scelta di cuore. Con Alessandro Londi non c’è stato bisogno di trattative, abbiamo entrambi un ideale comune: portare avanti questo storico marchio livornese”.
Sergio Zaru ci accompagna in una sorta di visita guidata all’interno dei tre capannoni su cui si snoda la vita dello stabilimento. Qui 22 lavoratori sono impegnati tutti i giorni nel dar vita alle famose brioche. Prima fra tutti la parigina che da sola sostiene quasi tutto il fatturato. “Dobbiamo combattere con marchi nazionali famosissimi, ma dalla nostra abbiamo la genuinità del prodotto. Le nostre brioche sono naturali, come appena prese dal bar, molto diverse dagli altri marchi che ti attirano con la bella immagine sulla confezione ma poi dentro è tutta un’altra cosa. E’ per questo che le nostre sono buste trasparenti, quello che vedi è quello che mangi”.
I dolci prodotti vengono distribuiti su tutto il centro nord, in particolare in Piemonte e Lombardia. La prossima sfida è riuscire a conquistare il sud: Lazio e Campania. “ Non sarà facile, è un mercato molto esigente – conclude Zaru – in più anche lo Stato non fa certo sconti. Però noi ci crediamo e speriamo di essere d’esempio anche per altre realtà simili alla nostra”.

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