Assalto alla prefettura, condanne per 34 anni. “Faremo appello”. Il pm: “Soddisfatti”

Gli imputati: "Non ci faremo intimorire da quanto accaduto". Il pubblico ministero: "Rispettato l'impianto accusatorio". Il 30 novembre assemblea cittadina per la solidarietà ai condannati

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Sono stati condannati 21 dei 22 imputati all’interno del processo denominato “assalto alla prefettura” per i fatti avvenuti tra fine novembre e inizio dicembre 2012 quando un corteo di circa 200 persone (riconducibili agli ambienti anarchici e antagonisti) prese d’assalto il Palazzo del Governo con pietre, mattoni, bombe carta. Le condanne variano dai tre anni ai sei mesi di reclusione e svariate migliaia di euro di risarcimento danni alle parti civili in causa (circa 30mila euro in totale ai poliziotti rimasti coinvolti durante i fatti in oggetto). Il pm, Fiorenza Marrara a fine udienza si è dichiarata soddisfatta per l’esito del processo e per la decisione del collegio giudicante.

IL PM MARRARA IN AULA AL TERMINE DEL PROCESSO

IL PM MARRARA IN AULA AL TERMINE DEL PROCESSO

Le dichiarazioni a caldo del pm – “Piena soddisfazione per l’esito del processo – ha dichiarato il pubblico ministero a caldo -E’ stata riconosciuta a pieno l’impostazione accusatoria che le impostazioni giuridiche con la precisione fattuale. Per nessuno infatti è stato posto il dubbio del problema di identificazione e questo grazie anche all’ottimo lavoro degli inquirenti. L’unico che è stato assolto è stato Simone Palla, per cui anche la Procura stessa aveva riconosciuto la sua estraneità ai fatti. Molta soddisfazione dunque per come si è concluso il processo. Voglio altresì complimentarmi con la condotta sia in aula che fuori dal tribunale – conclude il pm-  degli imputati e del comitato a loro sostegno: sempre rispettosi e collaborativi anche in fase di interrogatorio e indagine”.
Fortunatamente non ci sono stati problemi di ordine pubblico né in aula né fuori dal tribunale dove ad attendere la sentenza si erano assiepate circa un centinaio di persone facenti parte del Comitato “Livorno non si piega” a sostegno degli imputati alla sbarra.
Subito dopo il gruppo si è spostato davanti all’ingresso del Comune dove è stata tenuta una conferenza stampa a caldo a commento della sentenza.

IL COMITATO E GLI IMPUTATI DAVANTI AL COMUNE PER LA CONFERENZA STAMPA A CALDO DOPO LA SENTENZA

IL COMITATO E GLI IMPUTATI DAVANTI AL COMUNE PER LA CONFERENZA STAMPA A CALDO DOPO LA SENTENZA

Le reazioni del Comitato “Livorno non si piega” e di Giovanni Ceraolo – “A pochi minuti dalla lettura della sentenza siamo qui per ribadire le nostre posizioni – spiega il Tiziano Antonelli. rappresentante del Comitato di solidarietà per gli imputati – Nonostante la sentenza di condanna i nostri avvocati sono riusciti a smontare tutti gli elementi di accusa nei confronti degli imputati. Questo primo grado si è concluso in questa maniera perché gestito con gravi irregolarità, sia al livello di istruttoria che di dibattimento. Irregolarità che sono state segnalate – continua il portavoce – dai nostri avvocati in dibattimento e che sicuramente saranno corrette in secondo grado. E’ stato smontato il teorema dei tre giorni preordinati da parte degli imputati o parte di essi. Se c’è stato qualcosa di preordinato è stato fatto da chi ha difeso un blocco di potere che ha ridotto Livorno in questa condizioni. Vorrei ribadire il fatto che – conclude Antonelli – come dimostra il presidio improvvisato in una mattina di lavoro ha visto la presenza di un centinaio di persone solidali, quella stessa solidarietà che si era manifestata durante la manifestazione del 2 dicembre quando più di mille persone sono scese in piazza per protestare contro la carica ingiustificata di piazza Cavour. Noi saremo ancora in piazza e attivi con iniziative di solidarietà. Il 30 novembre faremo un’assemblea cittadina per programmare le iniziative di solidarietà. Questa condanna non ci metterà mai a tacere”.

GIOVANNI CERAOLO

GIOVANNI CERAOLO DAVANTI AL COMUNE DOPO LA LETTURA DELLA SENTENZA

Giovanni Ceraolo – “La cosa che dà il senso di questa questione, appartenenti ad un movimento livornese sono stati condannati a un totale di 34 anni di reclusione. E’ questo il dato fondamentale. Il secondo dato è che questa non è una condanna definitiva a partire dalle condanne ai risarcimenti. Tutti questi aspetti saranno impugnati. Ci sarà il secondo grado ed eventualmente la Cassazione. Porteremo ulteriori prove nei prossimi gradi di giudizio. Oggi è solamente il primo grado. Ovviamente nessuno di noi si lascia intimorire né spaventare da quello che è successo”.

LE INTERVISTE AI PROTAGONISTI. CLICCA E ASCOLTA L’AUDIO 

Le condanne (concesse le attenuanti generiche ed escluse le recidive e riconosciuto il vincolo di continuazione tra i vari reati):
-6 mesi per Antonio Atteritano, Luigi Bardi, Enrico Sirigatti, Massimo Orsini
-7 mesi per Benedetta Ceccanti, Elena Faroldi, Antonio Lucignano
-8 mesi per Andrea Assante
-9 mesi per Lorenzo Pappalardo
-1 anno  e 10 mesi per Igor De Maria
-1 anno e 11 mesi per Maurizio Verde
-2 anni e 2 mesi per William Benedetti, Federico Del Chicca, Mirco Manguso e Jacopo Simonetti
-2 anni e 3 mesi per Giovanni Neri e Daniele Lanari
– 2 anni e 4 mesi per Thomas Canessa
– 2 anni e 7 mesi per Luca Fantelli
– 2 anni e 8 mesi per Diego Sarri
– 3 anni per Giovanni Ceraolo (e risarcimento di 7mila euro alle parti civili e all’interdizione per cinque anni dai pubblici uffici)

Assoluzione per non aver commesso il fatto a Simone Palla 

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