Aamps, 40 aziende dell’indotto sono a rischio. Azienda-sindacati, prosegue il dialogo

Crediti per oltre 8 milioni di euro da parte delle aziende dell'indotto nei confronti della partecipata del Comune

di letizia

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“La situazione di Aamps sta gettando nella confusione e nello sconcerto le imprese dell’indotto – spiega il direttore della Cna Marco Valtriani all’inizio della seconda commissione consiliare sulle aziende dell’indotto Aamps – Siamo rimasti letteralmente sbigottiti sia dalla sentenza del tribunale, sulla quale penseremo che cosa fare a livello legale, sia dall’atteggiamento dell’amministrazione comunale. Abbiamo trovato a dir poco offensiva l’affermazione dell’assessore Lemmetti quando ha detto che avremo il 40%. Nessuno può sapere cosa succederà, da parte nostra non abbiamo mai risparmiato critiche anche a chi ha governato il Comune e Aamps in precedenza” (leggi qui – continuità nel dialogo Aamps-sindacati e il sindaco sfida la Rai).
In Comune è andata in scena l’audizione delle organizzazioni rappresentative delle aziende dell’indotto. Valtriani non ha nascosto il suo pessimismo nei confronti del concordato: “La media, nella nostra città, degli indennizzi provenienti dai concordati è del 12%. In alcuni casi ci sono state procedure partite all’85% e arrivate al 6%. Critichiamo – ha aggiunto – la scelta di ristrutturare il debito sulle spalle delle imprese, che stanno sempre leccandosi le ferite delle scelte fatte negli anni. Per andare incontro alle aziende si dovrebbe dare quello che spetta loro”.
E ricorda come ce ne siano alcune che devono ancora riscuotere il lavoro fatto nel 2012. “Altre aziende poi – ha fatto sapere ancora Valtriani – non pagano stipendi da mesi. Per talune abbiamo iniziato, insieme ai sindacati, a fare accordi per la messa in mobilità del personale”.
In tutto sono 18 le ditte dell’indotto rappresentate dalla Cna, che contano complessivamente 368 dipendenti e che hanno crediti, tra quelli correnti scaduti e quelli della moratoria Rosi, per oltre 4,3 milioni di euro. Le aziende del territorio rappresentate da Confindustria invece sono 17 (più altre al di fuori della provincia), che contano circa un migliaio di dipendenti e anche in questo caso 4 milioni di crediti. Lucia Ginocchi tuttavia ha un atteggiamento più attendista: “Anche noi, come Confindustria, all’inizio ci eravamo detti contrari al concordato.
Tuttavia ora, alla luce dell’ammissione da parte del tribunale della procedura, vogliamo aspettare di vedere il piano industriale che verrà fuori, prima di esprimere qualsiasi giudizio”. Anche Antonio Chelli, di Legacoop, che rappresenta 5 delle aziende che fanno parte dell’indotto di Aamps come ha già fatto Cna, non cela la sua preoccupazione per il concordato: “Procedimento attraverso il quale è esautorata l’azione diretta di Aamps, ed è evidente che nessuno accetterà un accordo al di sotto di una certa soglia. Dal canto nostro aspettiamo che ci venga fatta una proposta, dopodichè ogni impresa deciderà come comportarsi nei confronti di Aamps”.
Le reazioni-  Secondo Marco Cannito (Città diversa) il rischio di chiusura di alcune delle ditte fornitrici di Aamps costituirebbe “una soluzione pericolosissima per la città”. Giovanna Cepparello (Buongiorno Livorno) ha invece fatto presente come “si sia provato più volte a chiedere notizie al sindaco o alla giunta riguardanti gli incontri con i rappresentanti delle imprese, senza mai ricevere alcuna informazione. Solo oggi siamo venuti a conoscenza delle cifre delle ditte che fanno parte dell’indotto”. Per Marco Valiani (Livorno bene comune) invece si tratta di “una guerra politica combattuta sulle spalle delle aziende e dei lavoratori. Se qualcuno chiuderà o i lavoratori andranno a casa – ha detto rivolgendosi al gruppo di maggioranza – sarà colpa vostra”. Difende la scelta del concordato in continuità Daniele Ceselli (M5S): “Non è stata una scelta calata dall’alto, ma fatta per proteggere l’azienda. Sia la ricapitalizzazione, sia la ristrutturazione del debito non potevano essere strade perseguibili”. Pietro Caruso (Pd) ha messo in guardia rispetto ai risultati che le imprese dell’indotto potranno ottenere dalla procedura concordataria: “Più volte abbiamo detto che se riusciranno a ricavare il 15% di quello che devono avere sarà un successo, ma purtroppo ora è quasi impossibile trovare un percorso alternativo al concordato”. “La politica ha ormai demandato alla magistratura ogni responsabilità – è stato il commento di Elisa Amato (Forza Italia) – tuttavia credo che una via da tentare diversa da quella del concordato potrebbe essere quella della ristrutturazione del debito”.

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