Telefonata ai carabinieri: “Bomba in porto”. Rintracciata la “cella”. Falso allarme

I carabinieri hanno rintracciato la cella da cui è partita la chiamata: una cabina telefonica situata in via San Jacopo in Acquaviva, davanti al civico 1

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Telefonata anonima al comando dei carabinieri, in viale Fabbricotti, intorno alle 10 del 12 marzo. “C’è una bomba piazzata in un container grigio posto all’interno del Varco Galvani”. I carabinieri sono riusciti a risalire al luogo da cui è partita la chiamata: una cabina telefonica situata in via San Jacopo in Acquaviva, vicino al benzinaio dismesso. La voce era maschile, tono basso, bassissimo, ed è durata solo pochi secondi che non hanno permesso di capire l’accento della persona. Una pattuglia si è recata sul posto ma senza trovare nessuno.
L’ordigno, è stato detto al telefono, era pronto a esplodere alle 11, cosa che poi per fortuna non è avvenuta. Tutto il personale del porto al Varco Galvani, ma anche della Darsena Toscana, è stato comunque evacuato. Bloccato anche l’ingresso dei camion in porto davanti al Varco Galvani e Darsena Toscana (i due varchi sono stati riaperti un’ora e mezzo più tardi, poco dopo le 12). I militari hanno immediatamente allertato la capitaneria che ha coordinato le indagini. Al lavoro polizia (digos), finanza e vigili del fuoco. Si è trattato di un falso allarme.

 (foto di Simone Lanari)

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