Spacciavano in città per rubare auto di lusso. La polizia recupera il carico in Francia

L’indagine, condotta da Polmare e squadra mobile e chiamata "Pony Drug", ha permesso di recuperare un carico di 7 auto in Costa Azzurra smascherando una rete di spaccio dietro il traffico di vetture

Mediagallery

L’indagine – chiamata dalla polizia “Pony Drug” (corriere della droga) e nata da una iniziativa investigativa della Polizia di Frontiera Marittima (Polmare) poi proseguita congiuntamente con la Squadra Mobile – parte dal furto consumato verso la fine dello scorso anno di sette Jeep Grand Cherokee (valore tra i 50 e i 60mila euro a vettura), ancora da immatricolare, sparite da un piazzale dove ne risultavano stoccate alcune centinaia. Il 2 novembre, nelle prime ore della mattina, l’indagine si è conclusa con 15 provvedimenti restrittivi a carico di altrettante persone (a vario titolo ai domiciliari e obbligo di firma) e ha consentito di smantellare una rete di malaffare che trovava nello spaccio di stupefacente un’attività redditizia ma anche una forma di finanziamento per il traffico di auto rubate.

Le ricerche in Costa Azzurra – Le Cherokee rubate sono state caricate su una bisarca, ripresa dalle telecamere presenti in porto, che si era diretta verso nord oltrepassando il confine verso la Francia. La polizia ha quindi segnalato alle autorità francesi quanto stava accadendo indicando la possibilità che l’intero carico di auto fosse stato depositato da qualche commerciante di veicoli nuovi ed usati nel sud della Francia, ipotizzando la “Costa Azzurra” come possibile destinazione finale.
Dopo poche settimane, siamo nel gennaio 2015, la polizia francese, nell’effettuare i controlli a tappeto in tutte le concessionarie della Costa Azzurra, trova quattro delle auto rubate in un garage e arresta due commercianti franco/tunisini del luogo responsabili della custodia dei mezzi che hanno spiegato dove si trovavano le altre tre auto.
Le indagini vanno avanti e la polizia francese arresta altre due persone ritenute complici nella ricettazione delle vetture fatte sparite nel porto di Livorno.
La “palla” torna dunque alla polizia di Livorno per individuare i responsabili del reato di furto e riciclaggio di veicoli. Gli agenti fermano, tra gli altri, Stefano Niccolini (nel link in fondo all’articolo potete vedere il video relativo all’arresto di Niccolini) e Mirco Campochiari. Nel corso dell’attività di indagine è stato appurato come i due indagati ricorressero al sistematico spaccio di stupefacente come strumento per finanziare l’illecito riciclaggio di auto nuove che intendevano trafugare dai piazzali di stoccaggio del porto di Livorno.

Il profilo del capo – Stefano Niccolini sarebbe l’uomo che in concorso con Stefano Campochiari avrebbe organizzato e portato a termine il furto della auto; intrattiene ogni genere di contatti con il mondo del crimine toscano e come detto, per finanziare le sue illecite attività di imprenditore del crimine, ricorre allo spaccio.
Ma la sua non è un’attività al minuto, o meglio lo è, ma per massimizzare i profitti sceglie con attenzione i suoi clienti che non sono giovanissimi e che potrebbero definirsi clienti abbienti. Così, da un lato realizza più facili guadagni e dall’altro limita il rischio di finire nella rete della forze dell’ordine. L’uomo appare uno spacciatore di cocaina di ottimo livello. Ben inserito nell’ambiente, con canali di approvvigionamento diversificati, al fine di non rimanere mai sprovvisto di stupefacente, facendo così fronte alle quotidiane e numerose richieste di droga, da parte dei suoi acquirenti. Aveva un gruppo selezionato di “clienti”, ai quali cedeva lo stupefacente nei pressi della propria abitazione o direttamente all’interno. Appariva singolare che in alcuni casi, al fine di evitare di far salire gli acquirenti sino al quarto piano, il Niccolini calava lo stupefacente dalla finestra, tramite un cestino assicurato ad un filo, dove i clienti prendevano la droga, mettendo all’interno il corrispettivo in denaro.
Per altri acquirenti, quelli di riguardo appartenenti alla cosiddetta “società bene”, invece, generalmente le consegne di droga avvenivano direttamente nel loro domicilio.

L’intera filiera dello spaccio – In particolare, il Niccolini – lo spacciatore inserito negli ambienti “bene” come si legge nel comunicato della questura – acquistava cocaina da un cittadino straniero identificato in Errachidi, nato in Marocco classe ’81, incensurato. La polizia è riuscita a ricostruire l’intera filiera dell’attività illecita di Errachidi, individuando uno dei suoi “fornitori” di cocaina in Mostafa, detto “Samir”, nato in Marocco classe ’91. Niccolini, poi, utilizzava per lo spaccio la sua compagna Mangani Lidia. Fedi Ilenia, Paci Gian Luca e Campochiari Mirco.
Era talmente importante lo spaccio per il finanziamento delle altre attività illecite che nel momento in cui Errachidi si recava in Marocco, il Niccolini reperiva un altro fornitore di cocaina, l’albanese Bledjan. Il “modus operandi” di Errachidi era ben rodato e si sentiva talmente sicuro di poter eludere qualsiasi investigazione di polizia o controllo a tal punto da trasportare continuamente la droga da una parte all’altra della città per effettuare le consegne facendo fare il lavoro sporco al suo connazionale Essai, il quale benché vivesse a Pontedera  con la moglie ha deciso di trasferirsi a Livorno. Essai nel 2010 venne tratto in arresto dalla Guardia di Finanza di Perugia per l’illecito possesso di 30 kg di hashish.
Errachidi si è dovuto così riorganizzare coinvolgendo negli affari illeciti un giovane ragazzo italiano Vangi Michael.
I due il 29 agosto sono stati tratti in arresto mentre tornavano a Livorno dopo aver acquistato un certo quantitativo di cocaina a Migliarino Pisano.
Con il passare dei mesi Niccolini ha individuato un nuovo fornitore di droga, un albanese, che però risultava ristretto agli arresti domiciliari in via Roma 62. Dal 16 giugno la misura cautelare degli arresti domiciliari nei suoi confronti è stata sostituita con quella dell’obbligo di presentazione alla polizia e da quel momento ha ripreso in prima persona la sua attività illecita di spaccio, continuando ad ignorare provvedimenti dell’autorità giudiziaria nei suoi confronti.
Dall’attività di indagine a carico dell’albanese sono stati individuati altri acquirenti spacciatori ed in particolare Perini Davide, nato a Pisa il 27.12.1984 e la sua compagna Ragoni Selene, nata a Pisa il 7.07.1988, entrambi con precedenti specifici in materia di stupefacenti, alcuni dei quali commessi proprio in concorso tra di loro.

I nomi degli indagati forniti dalla questura nel corso di una conferenza stampa in data 3 novembre e colpiti, a vario titolo, da provvedimenti restrittivi:
CACIAGLI Martina, nata a Livorno il 5.05.1993
CAMPOCHIARI Mirco, nato a Livorno il 9.06.1962
CAUSHAJ Stiv, nato a Tirana (Albania) il 4.02.1995
DAJA Ylli, nato a Shqiptare (Albania) il 21.03.1984
DI FRAIA Salvatore, detto “Tore” nato Livorno il 22.07.1977
ERRACHIDI Otmane, detto “Luca” o “Mario”, nato in Marocco l’1.01.1981
ESSAI Rachid, detto “Red”, nato in Marocco il 10.10.1975
FEDI Ilenia, nata a Livorno il 20.03.1974
GENNARI Stefano, nato a Livorno il 16.05.1977
JARMOUNI Mostafa, detto “Samir” nato in Marocco il 1.01.1991 allo stato irreperibile,
KRIVOSEJEVA Nadezda, detta “Nadia”, nata in Estonia il 31.8.1990
MANGANI Lidia, nata a Livorno il 15.01.1978
NICCOLINI Stefano, nato a Livorno il 12.01.1964
PACI Gian Luca, nato a Livorno il 10.05.1967
PERINI Davide, nato a Pisa il 27.12.1984
XHIXHA Bledjan, detto “Claudio” nato in Albania il 6.12.1986, alias XHIXHA Veli

 

Riproduzione riservata ©

Videogallery