Smantellata “rete” di spaccio

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Oltre 100 anni di reclusione complessivi. E’ questo quanto ha stabilito il tribunale di Livorno a seguito del processo con rito abbreviato nell’ambito del procedimento penale relativo all’operazione “Silenzio”. Una lunghissima e laboriosa indagine con complicati risvolti tecnici intrapresa dalla Squadra Mobile di Livorno iniziata nel 2009 e conclusa nel 2012, con il coordinamento della Procura della Repubblica di Livorno, sul fenomeno dello spaccio di sostanze stupefacenti.
L’operazione ha permesso di smantellare un’importante organizzazione criminale dedita al traffico di ingenti quantitativi di stupefacenti e assicurare alla giustizia personaggi malavitosi che non esitavano ad utilizzare armi ed altre forme di coercizione fisica, per aggiudicarsi l’indiscusso predominio sull’attività dello spaccio di droga nella città labronica, concludendosi con l’emissione, da parte del Giudice di condanne per un totale di quasi 100 anni di reclusione. Durante il processo sono stati contestati ai 23  imputati, a vario titolo, i reati di: detenzione e spaccio, continuati, in concorso di stupefacenti del tipo cocaina, eroina, marijuana e pasticche Mdma, nonché rapina aggravata, detenzione e porto, illegali, di armi comuni da sparo.
L’indagine ha dimostrato l’esistenza in città di una continua attività criminale da parte di albanesi, italiani e tunisini dediti, in concorso tra di loro, all’approvvigionamento ed al successivo smercio, a Livorno e provincia, di cospicui quantitativi di cocaina, eroina e marijuana, da un minimo di 500 grammi a svariati chili.
L’operazione ha portato a 7 arresti in flagranza di reato nei confronti di alcuni indagati sorpresi in possesso di stupefacente e di due armi da sparo, di cui una provento di furto e l’altra clandestina, con il complessivo sequestro di 633 grammi di “coca”, 1,9 chili di eroina e 980 grammi  di marijuana. Sequestrata, in via preventiva, anche una villetta a schiera a  Castell’Anselmo, frazione di Collesalvetti, di proprietà di un imputato per manifesta sproporzione tra il valore dell’immobile rispetto ai redditi dichiarati, ritenendo che lo stesso fosse stato acquistato proprio con i proventi illeciti dello spaccio di stupefacenti.
Questa ipotesi accusatoria ha trovato conferma nella sentenza del tribunale: il giudice ha infatti disposto la confisca della villetta stessa.

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