Omicidio, indagato un “insospettabile”

Il movente è ancora top secret ma emergono interessanti particolari. Si tratterebbe, forse, di una motivazione ben più banale di quanto si potesse credere fin dal principio

di gniccolini

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E’ un insospettabile la persona finita nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario per la morte del camionista georgiano Zviadi Khurtsidze (alias Vitali Kimpis) il 39enne ucciso con un colpo mortale sotto casa sua in via Roma lo scorso 6 febbraio. A distanza di circa un mese spunta un sospettato, iscritto però nell’immediatezza dei fatti. Pochi giorni dopo il delitto infatti la Procura ha dato il via alla squadra mobile che indaga sul caso, coordinata dal pubblico ministero Gianfranco Petralia, di effettuare alcune perquisizioni domiciliari nei confronti di probabili indiziati. Tra questi il cerchio si è stretto attorno al nome di un presunto omicida. Il primo, ed unico al momento inquisito, è una persona apparentemente insospettabile, non è un pregiudicato, non ha particolari precedenti legati alla giustizia anche se, qualche piccolo fatto di poco conto compare nella sua fedina penale. Da quanto emerge l’indagato risulterebbe essere di nazionalità italiana, più vecchio della vittima, e non è escluso che possa essere livornese, anche se su questo ultimo particolare cala il massimo riserbo da parte di chi sta conducendo le investigazioni.

LA VITTIMA DELL'OMICIDIO ZVIADI KHURTSIDZE

LA VITTIMA DELL’OMICIDIO ZVIADI KHURTSIDZE

Una corporatura più modesta dunque di come si era prefigurato l’identikit di un sicario spietato. Chi ha compiuto l’omicidio potrebbe quindi essere una persona non giovanissima e di normali fattezze fisiche che, nel suo passato, porta il bagaglio di conoscenze utili a sferrare un colpo mortale come quello inferto alla vittima.
Il movente è ancora top secret ma emergono interessanti particolari. Si tratterebbe, forse, di una motivazione ben più banale di quanto si potesse credere fin dal principio. Forse uno sgarbo, un forte rancore non legato per forza di cose a debiti di gioco, donne o droga, che potrebbe aver scatenato una reazione inconsulta e immotivata nell’animo dell’omicida.
Quello che sembra però inconfutabile è che, la persona iscritta nel registro degli indagati, di cui al momento non è stata resa nota l’identità, non risponde al classico identikit del killer trapelato in prima istanza dall’inchiesta.
Tramontata ormai la pista georgiana battuta nei primi giorni a ridosso dall’omicidio, gli inquirenti stanno seguendo un’altra strada che ha portato all’individuazione di questo sospettato a cui è stato prelevato un campione di dna con la speranza, in seguito, di poterlo confrontare con altre evidenze cromosomiche o organiche che eventualmente emergeranno nel proseguo delle indagini. Al momento infatti ancora non è stata individuata l’arma del delitto e sulla scena del crimine è emerso un solo profilo genetico: quello della vittima.
L’indagato ad ora non è ancora stato ascoltato dal pm ma nei suoi confronti è stata effettuata una lunga e accurata perquisizione domiciliare.

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