Omicidio: incastrato dopo 24 anni dal Dna

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Colpo di scena nelle indagini sul delitto di Francesco Della Volpe. A distanza di lunghi anni arriva la svolta in quello che in gergo viene chiamato un “cold case”: per l’assassinio di Della Volpe, avvenuto nella notte tra il 30 giugno ed il 1° luglio del 1991, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Livorno, coadiuvati dai colleghi della Compagnia di Cecina, hanno arrestato Ernesto Fiumicello, cognato della vittima, individuato grazie a numerose tracce di Dna lasciate sul luogo del delitto. A determinare la misura cautelare, richiesta dal Sostituto Procuratore Fiorenza Marrara, è stato il concreto pericolo di fuga dell’uomo.

IL DELITTO. Il corpo della vittima, un muratore, fu scoperto da due carabinieri che si fermarono lungo la strada, in località Montescudaio, dopo aver notato l’auto dell’uomo, parcheggiata in un piazzale con la chiave ancora inserita nel cruscotto. Poco più distante, in un fosso lungo un vialetto, fu trovato il cadavere con il cranio fracassato. Per mesi furono ipotizzati diversi moventi, a cominciare dal rapporto violento con la moglie, che lo aveva più volte denunciato, per arrivare ai debiti che la vittima aveva.

INCASTRATO DAL DNA. Ora, a distanza di 24 anni esatti, si è arrivati al nome di uno degli assassini del Della Volpe grazie all’utilizzo delle nuove tecniche di laboratorio, impensabili all’epoca dei fatti, che hanno permesso ai militari  del RIS di Roma di rintracciare ed isolare alcuni campioni di Dna riconducibili a Fiumicello, alla vittima e a un secondo individuo tuttora rimasto ignoto e ritenuto il suo complice. In particolare, dopo la decisione della Procura di Livorno diretta dal dottor Francesco De Leo di riesaminare completamente il caso analizzando alla luce delle nuove tecniche di indagine, sia biologiche, sia strumentali, tutti i reperti acquisiti, sono risultate determinanti le numerose tracce biologiche, soprattutto ematiche, rinvenute all’interno di un cappello e di un guanto da cucina presenti sul luogo del delitto. Le analisi genetico forensi hanno consentito di isolare sui suddetti reperti i profili genetici sia della vittima sia di colui che al momento del delitto indossava il cappellino da muratore e il guanto, ovvero Fiumicello, dimostrando in modo inequivocabile come quest’ultimo sia uno dei due esecutori materiali dell’omicidio. Ancora senza nome, invece, la persona che con il cognato avrebbe ucciso Della Volpe per poi sbarazzarsi del cadavere. Anche in questo caso è risultato preziosissimo il lavoro svolto dagli specialisti del Ris che, in questi ultimi mesi, sono riusciti a individuare e isolare, su altri reperti trovati sul luogo del delitto, un secondo profilo genetico al quale manca solo di dare finalmente un nome.

L’IPOTESI. La causa del delitto va ricercata in ambito familiare, considerato che il Fiumicello all’epoca del delitto era cognato di Della Volpe e che fra quest’ultimo e la moglie vi erano rapporti molto tesi. La vittima è stata verosimilmente attirata in una trappola, un luogo particolarmente isolato dove, la notte tra il 30 giugno ed il 1° luglio 1991, è stata uccisa a colpi di martello e gettata in un fosso per renderne più difficile il ritrovamento.

PROVVEDIMENTO CAUTELARE. Il Fiumicello è stato tratto in arresto a seguito di ordinanza di custodia cautelare emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari Antonio Del Forno nel quadro delle indagini dirette dalla dottoressa Marrara e condotte dai Carabinieri del Reparto Operativo di Livorno e del Ris di Roma. Una volta fermato, l’uomo è stato condotto presso la propria abitazione in regime di arresti domiciliari.

 

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