Lavoratrici al nero: chiuso centro benessere. La Cna: “Una piaga non più tollerabile”

Locale chiuso fino a che la multa (10 mila euro) non sarà stata pagata e non saranno state regolarizzate le posizioni delle 3 dipendenti

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Esercizio abusivo della professione e presenza di lavoratrici in nero. Con queste motivazioni un blitz congiunto fra Polizia Municipale (Polizia Commerciale), Ispettorato del Lavoro e Inail, ha portato alla chiusura, nella notte fra martedì 1 e mercoledì 2 ottobre, di un centro benessere gestito da cinesi sugli scali delle Ancore. Nel centro, intorno a mezzanotte, sono state trovate tre massaggiatrici cinesi prive di requisiti professionali e non regolarizzate.
I gestori del centro sono stati sanzionati per una somma di 10 mila euro, da parte della Polizia Municipale, per l’esercizio abusivo dell’attività (in quanto la stessa è stata aperta in assenza di SCIA) e per la mancanza dei requisiti professionali: a queste sanzioni seguirà la chiusura dell’esercizio da parte dell’Amministrazione Comunale.

Per quanto riguarda il lavoro irregolare delle tre dipendenti, l’Ispettorato del Lavoro, oltre all’aspetto sanzionatorio di loro competenza, ha disposto la chiusura dell’attività, fino a che la multa non sarà stata pagata e saranno state regolarizzate le posizioni delle dipendenti. L’intervento di questa notte fa seguito a controlli svolti in precedenza dall’ufficio Controllo Commercio della Polizia Municipale (responsabile l’ispettore Claudia Desideri), relativi anche al mancato rispetto degli orari previsti per legge.

LA CONFEDERAZIONE NAZIONALE DELL’ARTIGIANATO DI LIVORNO: “ATTIVITA’ IRREGOLARI? PIAGA NON PIU’ TOLLERABILE”

“Quella del lavoro irregolare e del sommerso è una piaga non più tollerabile per i danni che comporta all’economia delle aziende regolari, alle casse dello Stato e per i rischi cui sottopone la salute e la sicurezza dei cittadini: è per questo che plaudiamo all’attività della Polizia Municipale di Livorno che ha portato all’individuazione di pesanti irregolarità nell’apertura e conduzione di un centro estetico gestito da cinesi”: così Donatella Calò coordinatrice sindacale di estetiste e acconciatori della Cna di Livorno commenta l’accaduto.

“Assistiamo da troppo tempo all’offerta di trattamenti estetici e di acconciatura a prezzi ovviamente più vantaggiosi rispetto a chi ogni giorno è sottoposto a costi fissi generati da imposte locali e nazionali, contributi, controlli sull’igiene e sicurezza dei locali e delle attrezzature, corsi di aggiornamento e formazione ecc. ecc. Si tratta chiaramente della punta di un iceberg contro cui però gli artigiani e la Cna non si vogliono arrendere – continua Calò – ed avverso al quale hanno appunto attivato in provincia di Livorno una campagna di denuncia da parte di cittadini ed imprese. I settori coinvolti dal fenomeno del sommerso vanno da quelli della cura della persona, con gravi rischi per la salute, all’edilizia, impiantistica, idraulica e perfino alla falegnameria e autoriparazione, attività per cui sono necessarie attrezzature specifiche e permessi complessi ed onerosi per le emissioni dei fumi, il controllo delle polveri, la salute dei lavoratori ecc. Non vogliamo la caccia a chi queste cose le fa veramente per hobby o per amicizia, ma a chi elude in modo strutturale e continuativo controlli e imposte, con danni diretti ed indiretti all’economia locale e rischi per tutti. Rinnoviamo quindi l’invito a cittadini ed imprese ad aver fiducia negli organismi preposti al controllo, da cui abbiamo avuto la massima disponibilità alla collaborazione – conclude Calò – ed a rivolgersi agli uffici Cna del territorio per presentare segnalazioni di presunte attività irregolari che rimarranno anonime venendo inoltrate agli enti di competenza direttamente a firma della Cna”.

 

 

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