Evasione per oltre un milione in porto, tre arrestati. Ecco i nomi

Il disegno illecito puntava all’evasione di diritti doganali su merci di importazione e alla truffa in danno agli stessi importatori, destinatari delle merci estere

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Una complessa attività di indagine, nata da un controllo operato dai funzionari della Dogana di Livorno sull’operato di una nota Casa di spedizioni, ha portato all’arresto di 3 dei 4 indagati (di cui 1 in carcere e 2 agli arresti domiciliari), emessi dal Gip  di Livorno ed eseguiti dalla Guardia di Finanza e dall’Agenzia delle Dogane di Livorno. In merito all’operazione la Guardia di Finanza congiuntamente con l’ufficio Dogane di Livorno ha diffuso un comunicato stampa.  In prigione è finito Marco Barbini di 55 anni mentre agli arresti domiciliari Pierluigi Guadagnoli di 74 anni e il figlio Ilario di 37.  Le indagini – coordinate dal pubblico ministero Gianfranco Petralia – sono state svolte dal Servizio Antifrode della Dogana di Livorno, con il supporto della Direzione centrale anti-frode dell’Agenzia, e dal  secondo  Nucleo Operativo del Gruppo della Guardia di Finanza di Livorno, che si sono avvalsi, inoltre, di intercettazioni telefoniche ed ambientali.
I 3 soggetti destinatari delle misure cautelari personali sono stati indagati per numerosi reati, tra cui: associazione a delinquere finalizzata al contrabbando aggravato, alla truffa aggravata e al falso; utilizzo di impronte contraffatte dei timbri della Dogana di Livorno; emissione e utilizzo di fatture per operazioni inesistenti; estorsione. Il disegno illecito sarebbe stato, secondo gli inquirenti, “preordinato all’evasione di diritti doganali su merci di importazione e alla truffa in danno agli stessi importatori, destinatari delle merci estere”.
In particolare, nel corso degli anni, sempre secondo le accuse, grazie anche al ruolo di spedizionieri doganali e abusando della fiducia riposta per la stessa qualifica professionale svolta, gli indagati sarebbero riusciti “a non dichiarare alla Dogana di Livorno partite di merce estera proveniente dalla Tunisia e da altri Paesi terzi o dichiararne solo parte del relativo valore”. Tale meccanismo, spiegano dalla Finanza “era volto a lucrare indebitamente sulla totalità o parte delle somme di denaro necessarie al pagamento dei relativi diritti doganali, che erano richiesti anticipatamente ai destinatari delle merci”.
Alle oltre 20 società, vittime delle truffe, che ricevevano la merce ritenendola sdoganata regolarmente, sarebbero state consegnate bollette doganali false recanti timbri contraffatti. La merce, dicono dalla Caserma delle Fiamme Gialle, era occultata in contenitori il cui valore veniva dichiarato solo in parte. La frode ha riguardato oltre 300 spedizioni di merce estera ed è stata realizzata utilizzando tre diverse società di Livorno: due Case di spedizioni e un’associazione di cui facevano parte anche spedizionieri doganali. I diritti evasi ammontano a oltre € 1.150.000. Le società che anticipavano i fondi necessari al pagamento dei diritti doganali, mai versati alla Dogana di Livorno, sarebbero state truffate complessivamente per oltre € 1.100.000.
Parallelamente, nel periodo 2008-2013, le società di Livorno gestite dai 3 indagati “emettevano ed utilizzavano fatture per operazioni inesistenti – concludono gli inquirenti -al fine di poter creare fittizi crediti Iva per i quali era richiesto il rimborso all’Agenzia delle Entrate”.
Su segnalazione dell’Agenzia delle Dogane e della Guardia di Finanza di Livorno l’Agenzia delle Entrate ha contestato oltre € 3.300.000 di crediti Iva fittizi, generati da fatture per operazioni inesistenti, parte dei quali già sottoposti a sequestro da parte della Procura di Livorno in quanto ritenuti profitti derivanti dal reato.

L’operazione si segnala per la sua effettiva efficacia sul piano del recupero dell’evasione, essendo stati:

• recuperati buona parte (oltre € 1.000.000) dei maggiori diritti doganali evasi;

• bloccati gran parte dei crediti Iva fittizi in fase di rimborso;

• recuperati da parte dell’Agenzia delle Entrate buona parte dei crediti Iva fittizi già erogati.

Le indagini sono ancora in corso.

 

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