Io, scrutinatrice delusa. Nei seggi persone non all’altezza. Certi compiti richiedono competenza

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Mi chiamo Rachele, ho 26 anni e sono una scrutatrice. Da 5 anni a questa parte sono regolarmente chiamata ad entrare in quel meraviglioso meccanismo che è la democrazia. In questi anni ho lavorato con presidenti di seggio sempre diversi: ognuno col proprio metodo, con le proprie convinzioni e con la propria professionalità. Non è sempre stato tutto rose e fiori ma, tutto sommato, non ho mai osato lamentarmi: in tutti i casi il presidente si è sempre mostrato all’altezza del ruolo ricoperto.
Per questo non ero preparata a ciò che mi aspettava. Lo sanno tutti che le elezioni amministrative sono molto complicate: il voto disgiunto, più liste collegate, le preferenze e i rappresentanti di lista più agguerriti che mai. Per questo mi aspettavo un presidente di seggio più preparato che mai.
Ero a conoscenza del fatto che molti presidenti, scelti ad imperscrutabile giudizio del Tribunale, non masticavano il diritto nella loro vita lavorativa pertanto, nel mio folle senso dello stato, mi immaginavo che il comune organizzasse dei corsi di preparazione in cui, un docente qualificato, spiegasse il principio del favor voti, i casi di nullità del voto e, in caso di dubbio, come consultare la giurisprudenza del Consiglio di Stato.
Del resto come poteva essere diversamente? Il presidente, tra le altre funzioni, decide, durante lo spoglio, se le schede sono valide, bianche o nulle e si esprime sull’attribuzione dei voti e delle preferenze.
Una grande responsabilità che deve essere sorretta da una forte preparazione giuridica.
Pertanto, per annullare un voto il presidente non deve dire “qui sono siglati due partiti per me è nulla, indipendentemente dal fatto che i due partiti sono collegati allo stesso candidato sindaco” perchè il presidente dovrebbe sapere che principio del favor voti ci insegna che, nella fattispecie in esame, si annulla il voto ai partiti ma si salva il voto per il candidato sindaco.
Per decidere che “no, quello non è un segno di riconoscimento” il presidente non può motivare la scelta con “Perchè io lo interpreto così e il mio voto vale doppio”, ma bisognerebbe che si rifacesse alla cospicua giurisprudenza del Consiglio di Stato.
Ho quasi una laurea in Giurisprudenza in tasca, ho un forte senso dello stato e, durante lo spoglio sono arrivata ad urlare “Non permetterò che un presidente incompetente e scrutinatori impreparati annullino questo voto. Questo voto lo deciderà la commissione elettorale”. Alla fine non ce n’è stato bisogno: il presidente è stato ragguagliato da persone competenti e il voto è stato considerato valido.
Però continuavo a domandarmi com’era possibile che quel presidente che, nella vita svolge un lavoro di tutt’altra natura che, peraltro, richiede scarse competenze, fosse chiamato già, da diverso tempo, a ricoprire una carica così nevralgica.
Oggi mi sono svegliata presto e sono corsa all’Ufficio competente a segnalare la situazione riscontrata.
“A quale seggio eri” mi ha domandato un pezzo grosso “Al numero X” ho risposto. “Ahhh…ma certo Sempronio è il presidente! E’ un mio caro amico”.
Sono corsa in Tribunale, là mi ascolteranno, mi sono detta. “Il calcolo delle schede è tornato?” mi hanno domandato “Si, si certo, ma il punto non era quello. Vi sto segnalando un caso di manifesta incompetenza del presidente!”. “Noi non possiamo farci niente. Finchè non spariscono delle schede o il presidente sbaglia qualcosa di veramente grosso la cosa non ci compete. Resterà assegnato a quel seggio per tutte le prossime consultazioni elettorali” mi hanno risposto.
Ho 26 anni, un forte senso dello stato e sono convinta che, tutti insieme, possiamo cambiare quest’Italia.
Per questo vorrei tornare indietro: vorrei non essermi mai presentata a quel seggio e non vorrei mai aver appurato che, nella massima espressione della democrazia, laddove lo stato dovrebbe essere più trasparente che mai, la democrazia spesso lascia il posto al “favor presidentis”.

Rachele

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