Scoglio della Regina, 7 milioni di euro per il restauro. Lettori divisi: “Dov’è il buon gusto?”

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Procedono i lavori allo Scoglio della Regina per un importo complessivo di 7 milioni con un cofinanziamento comunale di circa 3 milioni.

Il progetto – Oggi lo Scoglio della Regina, già in parte restaurato, fa parte dei Progetti Piuss di Livorno ed è gemello della Dogana d’Acqua, per essere destinato ad accogliere il Polo della Logistica e della Robotica Marina. Questo polo scientifico, di importanza internazionale, avrà sede oltre che nelle strutture esistenti, anche nel nuovo edificio che richiamerà nell’architettura le arcate al piano terra dei vecchi edifici integrandosi perfettamente nel contesto d’origine. Lo Scoglio della Regina riqualificato, si inserisce in un più ampio disegno di riqualificazione urbana che comprende la Porta a Mare e il Viale Italia. Il progetto prevede il restauro e la ristrutturazione dell’edificio esistente e immagina un ampliamento che agisca in continuità e lo completi nella parte mancante in un insito equilibrio volumetrico.
Il complesso è divisibile in due parti e su tre livelli: nell’edificio restaurato trovano collocazione gli
uffici amministrativi, nonché una sala riunioni e un laboratorio posto al piano terra; nell’ampliamento sono localizzati i sei laboratori e l’accesso principale con il front office del polo scientifico. E’ posta particolare attenzione al raggiungimento di una migliore sostenibilità energetica attraverso lo studio finalizzato dell’involucro edilizio e all’uso di una componente impiantistica tesa a rendere  l’edificio autosufficiente per la parte relativa alla climatizzazione.
Particolare importanza ricopre il motivo caratterizzante dell’ edificio storico costituito dalla teoria delle arcate al piano terra, che diventano la regola del disegno della parte nuova.  Il nuovo e il vecchio dialogano in un equilibrio sostanziale di volumi e mentre l’esistente continua, attraverso il porticato, nel nuovo e origina il disegno dell’ ampliamento.

La domanda dei lettori – Ma sulla estetica non mancano le polemiche. Un nostro lettore, Gilberto Gibi, si chiede: “Vorrei approfittare del Vostro spazio per trovare una risposta ad una mia perplessità. La mia semplice domanda è: come si è potuti arrivare a realizzare una simile costruzione in barba a tutti i canoni del buon gusto e della storicità del luogo? Sono certo che qualcosa mi sfugge (e ne sono fiero) e gradirei sapere dagli organi preposti cosa ha portato a giustificare a tale scelta. In attesa di una sollecita risposta, sempre più perplesso saluto”.

Cenni storici – La città di Livorno, storicamente nota per la passione dei suoi cittadini per il mare, facilitata dalle bellezze della sua costa, detiene un importante primato e cioè quello di aver creato sulla sua costa il primo stabilimento balneare d’Italia e il secondo in Europa (Il primo stabilimento balneare  in Europa è stato aperto a Dieppe in Francia nel 1778). Questo primo stabilimento balneare fu aperto nel 1781 perchè Paolo Baretti, console del Regno di Sardegna ottenne l’autorizzazione governativa. Sito davanti alla Terrazza Mascagni, allora detta Spianata dei Cavalleggeri, era dotato di una costruzione in legno e prese poi il nome di “Rombolino” dal suo primo proprietario. Questa novità, attirò un turismo di alto lignaggio nobiliare, infatti, nel 1806 Maria Luisa di  Borbone-Spagna Regina d’Etruria, per fare i bagni, fece scavare una piccola vasca nell’insenatura della spiaggia dei “Mulinacci” nella quale entrava l’acqua di mare ed era coperta solo da tendaggi; il posto che la nobildonna scelse era lo Scoglio della Regina. Successivamente nel 1846 sorse in quel luogo un edificio in muratura attrezzato per i bagnanti, nacque così lo stabilimento balneare dello Scoglio della Regina.
Lo stesso Principe ereditario Leopoldo, turista eccellente del nostro mare, in questi specchi di mare imparò a nuotare e gli dedicò un ‘ottava: “In questo bagno cui l’irato mare non nuoce, rotto in su l’opposto sasso o placid’onde, salutari e chiare in cui spesso deposi il corpo lasso; qui di pensieri scevro e cure amare, bevendo il buon liquor del dio di Nasso, di facil moto l’artifizio appresi, qui salute rebbi e forze presi”.

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