Riforma scuola, perché noi dell’Enriques la bocciamo

Mediagallery

Il personale docente e A.T.A. Del Liceo “F.Enriques” di Livorno ha analizzato il piano denominato “La buona scuola” elaborato dal Governo in carica. Dopo ampia discussione produce le seguenti osservazioni. Le annunciate assunzioni dei precari necessitano di adeguati stanziamenti per garantire l’effettiva attuazione del piano. Desta preoccupazione che la misura non sia stata ancora sottoposta all’approvazione degli organi che possono garantirne la copertura finanziaria e si sollecita che quanto prima si realizzi questo passaggio. Non si concorda tuttavia con la suddivisione di assunzioni su posti vacanti e su organico funzionale, ritenendo che questa distinzione possa istituire elemento di discriminazione nelle tutele del posto di lavoro e non ravvisando, nel Piano, i criteri con cui si procederebbe al diversificato reclutamento. Negativo anche il fatto che nel piano delle assunzioni non siano inclusi i docenti abilitati PAS e TFA, che pure hanno partecipato a iniziative abilitanti promosse da Ministero. Completamente da respingere appare l’impianto per la progressione di carriera del singolo docente. L’abolizione degli scatti di anzianità e l’attivazione degli scatti di competenza (o merito), con un triennio (2015-18) di azzeramento totale di scatti mai recuperabili, denota chiaramente come il criterio del merito sia surrettiziamente introdotto allo scopo di risparmiare risorse. Il fatto che fino al 2018 non vi saranno né scatti di anzianità né scatti di competenza evidenzia l’ennesimo tentativo di operare un risparmio incapace di valorizzare il lavoro docente. Da respingere inoltre il fatto che si stabilisca a monte che il 66% dei docenti delle singole scuole sia meritevole e il 33% non sia professionalmente all’altezza. Da notare che il sistema dei crediti con cui si potrà aspirare a rientrare tra i “meritevoli” potà inoltre penalizzare coloro che intendono privilegiare la professionalità del lavoro in classe, funzione precipua del docente,  istituire deplorevoli sistemi di “creditifici” e attivare tra i docenti assurde competizioni, non sostenute, tra l’altro, da risorse adeguate. Il sistema previsto nel Pianofavorirà inoltre un pericoloso verticismo, con superpoteri al Dirigente Scolastico, al Nucleo di Valutazione e al docente Mentor, che deciderebbero di fatto sulla progressione di carriera. Si avrebbe una divisione gerarchica tra docenti di serie A (formatori e mentor: il 10% del 66% dei meritevoli), di serie B (meritevoli: massimo il 66% per scuola o reti di scuole), di serie C (docenti ordinari non meritevoli di scatti: il 33%). Ricordiamo che l’obiettivo di una scuola che funzioni non è quello della divisione, ma del coinvolgimento di tutti nei processi formativi e realmente innovativi. Si ribadisce pertanto la necessità di mantenere l’automatismo della progressione di carriera agganciato agli scatti di anzianità, allo scopo di dare riconoscimento al valore dell’esperienza lavorativa e al necessario adeguamento stipendiale al costo della vita. E’ altresì necessario rafforzare i fondi di istituto assegnati alle scuole, per compensare economicamente le attività di potenziamento dell’offerta formativa e di supporto organizzativo e didattico corrispondenti ad effettivo lavoro e non ad un vago e fuorviante concetto di merito. Da respingere anche l’istituzione del Registro contenente il portfolio dei crediti del singolo docente, in particolare per l’uso che nel Piano viene prefigurato. Si avrebbe infatti la discrezionalità del Dirigente Scolastico anche di attingere al Registro per reclutare personale e creare la propria “squadra”, intervenendo su processi finora ben definiti dai contratti sulla mobilità e aprendo di fatto la strada al sistema della “chiamata diretta”. Si avrebbe inoltre anche la discrezionalità del Dirigente Scolastico di operare sulla mobilità professionale, trasferendo i docenti da posti cattedra a posti di organizo funzionale e viceversa , con possibili discriminazioni relative alla stabilità e alla tutela del posto di lavoro. L’organico funzionale deve essere pensato come strumento di rafforzamento e stabilizzazione delle risorse umane, allo scopo di realizzare processi di miglioramento dell’offerta formativa e deve perciò essere una implementazione dell’organico di diritto: Non è accettabile che l’organico funzionale rappresenti una quota variabile di organico adibito a funzioni esclusivamente extracurricolari o a supplenze, e quindi non riconducibile all’organico di diritto, privo di titolarità e delle conseguenti tutele. Da respingere anche l’imposizione di supplenze a tutto il personale ricorrendo al sistema della  “banca delle ore”, concepito come perpetuo debito del docente. Nel Piano infatti le supplenze  sarebbero considerate un recupero del mancato servizio nei periodi di interruzione dell’attività didattica. Si evidenzia così ancora una volta il totale disconoscimento del lavoro sommerso e di tutto ciò che, pur non riconosciuto economicamente,concorre all’individuazione della funzione docente. Negativa l’dea di superare l’assenza di risorse attraverso meccanismi economici che introducono la presenza del privato nel percorso scolastico, mettendo in seria discussione l’autonomia e la libertà d’insegnamento. Da respingere anche l’affermazione che la scuola debba raccordare scopi e metodi a quelli tipici dell’impresa. Con il mondo del privato possono realizzarsi accordi in cui sia comunque chiaro che la responsabilità della crescita dei giovani è pertinenza solamente della scuola pubblica, soggetto istituzionale. Esprimiamo inoltre la nostra contrarietà all’abolizione dei Decreti Delegati e alla trasformazione del Collegio Docenti in mero Consiglio consultivo. Ribadiamo inoltre che tutta la materia riconducibile a inquadramento del personale e meccanismi di progressione di carriera è competenza del Contratto Nazionale di lavoro e non può essere affidata a provvedimenti legislativi unilaterali ed extracontrattuali. Riteniamo assai grave che il Piano non prenda in considerazione il personale A.T.A., citato solo per eventuali risparmi. Trascurare un personale su cui da tempo si abbattono tagli di organico e intensificazioni del lavoro denota scarsa attenzione alla pluarlità di componenti del mondo della scuola e alla loro funzione indispensabile.
Ci delude profondamente che il Governo, volendo elaborare un Piano di rinnovamento del sistema scolastico, non abbia preso in considerazione le gravi problematiche che affliggono il settore e i lavoratori che ne fanno parte. Ricordiamo che il contratto di lavoro è bloccato da molti anni, che la riforma Gelmini ha abbattuto il tempo scuola togliendo ore di insegnamento necessarie ai curricoli, che i tagli al personale sono stati continui, che le ore di sostegno per gli studenti disabili non sono garantite, che il numero di alunni per classe è aumentato costantemente, che la scuola è un perenne serbatoio di risparmi ed erosione. Ci saremmo aspettati un serio programma di interventi su queste problematiche, per un autentico rilancio dell’istruzione, e non un Job act sulla scuola.

Ci pronunciamo dunque:

per il mantenimento del meccanismo di progressione di carriera legato agli scatti di anzianità per docenti e A.T.A.

per un incremento delle risorse economiche dei fondi di istituto (FIS e MOF)

per un aumento degli stanziamenti nel settore Istruzione all’interno del PIL (ricordiamo che l’Italia spende per l’istruzione e la formazione un punto di PIL in meno della media OCSE, pari a -17 miliardi)

per lo sblocco del contratto di lavoro e il recupero degli scatti non beneficiati

per un potenziamento dell’organico di diritto docenti e A.T.A. Inclusivo dell’organico funzionale

per la diminuzione del numero di alunni per classe

per l’ingresso nell’obbligo scolastico dell’ultimo anno di scuola dell’infanzia e per l’elevazione dell’obbligo al quinto anno di scuola superiore

per una  politica di assunzioni e stabilizzazione dei precari sostenuta da adeguate risorse, inquadramento e tutele uguali per tutti.

 

Riproduzione riservata ©