Psi: “Nogarin dal Paese delle Meraviglie all’incubo”

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Mesi fa abbiamo posto l’accento su una situazione a dir poco drammatica in cui in solo 18 mesi questa amministrazione stava gettando la città di Livorno priva di una prospettiva di sviluppo futuro che superi la denuncia ed il furore ideologico. Ciò che è accaduto in questo inizio maggio culminato con la discussione tumultuosa in Consiglio comunale sull’avviso di garanzia al Sindaco per bancarotta fraudolenta, aggrava il quadro di preoccupazione per il futuro della città. L’incapacità del Sindaco che si sta trascinando dall’elezione risiede in due semplici fattori: assenza di un progetto di sviluppo che non si limiti a spot ideologici ed assenza di umiltà nel comprendere che la sua vittoria non è stato un premio di fedeltà alla politica del M5S visto che il suo Movimento alle elezioni ha raccolto solo il 19% dei consensi.

In effetti quest’ultimo elemento dovrebbe far comprendere come la sua elezione sia la risultante di una reazione piuttosto che un generalizzato atto di fede.
E’ su questo crinale, pagando prezzi ideologici al variegato mondo politico che lo ha sostenuto al ballottaggio parallelamente alla presunzione di rappresentare il nuovo, che in realtà pesca nel vecchio mondo della sinistra antagonista livornese, che si sviluppa l’agire del Sindaco.
Il Sindaco in quanto tale dovrebbe rappresentare e fare gli interessi di tutta la città, sia di quella che lo ha votato che di quella che non lo ha votato. In realtà da ormai due anni è diventato il capo ultras di una fazione contro l’altra ed anziché comporre una seria frattura continua ad alimentarla in modo spregiudicato.
Atteggiamento che peraltro laddove i risultati della sua opera amministrativa andassero concretamente nella direzione dell’interesse della città tutta, potrebbe anche essere valutato in modo meno critico.
La vicenda dell’ippodromo, l’ospedale che sembra rimasto nella sua evocazione ideologica, le scelte strategiche di ASA che non vengono affrontate nell’ottica di sviluppo ma solo attraverso pronunciamenti ideologici di contrarietà senza dare una visione di prospettiva, la vicenda sociale che sta esplodendo con continue occupazioni, la vicenda SPIL che dopo un piano industriale presentato dal Presidente, poi sostituito, ha visto calare un preoccupante silenzio propedeutico ad esiti infausti.

La vicenda AAMPS è la punta dell’iceberg di una totale incapacità amministrativa sulla quale si sta giocando un confronto politico di rilievo nazionale.

Al netto delle dichiarazioni che tendono solo ad irrobustire il clima da stadio (io ho portato i libri in tribunale!! Ma quando mai??) nei mesi abbiamo assistito a repentini ed incoerenti voltafaccia su  scelte di carattere strategico: davanti a Prefetto Nogarin si prende l’impegno di ricapitalizzare AAMPS cui però fa seguire la richiesta di  concordato in continuità perché contrario alla ricapitalizzazione; Di Maio (ma lo stesso Nogarin nell’ultimo Consiglio Comunale) viene a Livorno a dirci che l’organico di AAMPS è sovradimensionato e questo perché il PD avrebbe fatto clientelismo: però poi Nogarin impone la stabilizzazione di 33

precari dopo aver avviato il percorso concordatario ed aver licenziato (con procedura illegittima?) il suo consiglio di amministrazione, il tutto senza un piano industriale strategico che legittimi la stabilizzazione aumentando o consolidando quell’organico che prima ha denunciato essere sovradimensionato (!!) e per questo ricevendo l’avviso di garanzia per bancarotta fraudolenta (La bancarotta è un reato previsto dalla legge fallimentare che mira a punire i comportamenti dell’imprenditore, fallito o fallendo, contrari all’interesse dei creditori. A fronte dei tanti creditori che rischiano di chiudere l’azienda, proporre il concordato in continuità significa “sacrificare” i loro interessi ma come si concilia con il fatto che poi stabilizzi dei precari rendendo appunto stabili anche quei costi in contrasto con i debiti che devi assolvere? Problema che giustamente dovrà essere risolto solo dalla giustizia!).

Livorno si trova oggi senza un credibile e conosciuto piano industriale che illumini sulla politica dei rifiuti. Ad oggi sappiamo solo che ideologicamente non siamo nel percorso di RetiAmbiente, che la tassa dei rifiuti è aumentata ed aumenterà per la presenza di crediti presunti inesigibili e su cui è scomparsa ogni azione di recupero come promesso (forse ci sono troppi elettori M5S fra questi creditori?)

Nogarin sa solo mantenere la città in un clima facinoroso da perenne campagna elettorale in cui, secondo l’assurda e pretenziosa logica del M5S, si scontrano il bene ed il male. In ciò affatto diverso dallo stantio brodo culturale in cui cresceva l’ideologia sovietica.

Nogarin non deve dimettersi perché lo sostiene o meno la cooperativa Casaleggio&Grillo e non deve dimettersi perché ha ricevuto un avviso di garanzia. Di cui peraltro in questo ventennio abbiamo lasciato che assumesse un valore politico ben diverso dal valore giuridico. L’avviso è a tutela dell’indagato che così viene informato che una indagine a suo carico è partita. Ma da qui ad essere riconosciuto colpevole ci sta il processo in cui si confrontano la tesi dell’accusa e la tesi della difesa. Le vicende del ventennio cui a roboanti campagne politiche sull’onda di avvisi di garanzia emessi non sono seguite nella stragrande maggioranza dei casi, coerenti condanne giudiziarie dovrebbe far comprendere come i due piani, giuridico e politico, non dovrebbero essere confusi e strumentalizzati.

Nogarin deve dimettersi perché ogni giorno che passa mette in risalto tutta la sua inadeguatezza ed incapacità amministrativa sostanziata oltretutto dal fatto di essere eterodiretto dalla cooperativa Casaleggio&Grillo e quindi attuare azioni compatibili solo con le esigenze politiche del Movimento a livello romano ma del tutto deleterie per le necessità di Livorno.

A suo tempo molti appartenenti al brodo culturale che ora sostiene Nogarin, aggredirono ideologicamente l’allora amministrazione che “dette” ASA in mano ai genovesi ma hanno vergognosamente taciuto oggi che AAMPS è stata data in mano a referenti professionali dello studio Casaleggio&Associati di Milano.

Nogarin deve dimettersi per far uscire Livorno dall’incubo in cui si è ritrovata suo malgrado.

Il Segretario Provinciale Psi Livorno

Aldo Repeti

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