Che odissea telefonica per… un tasso!

Desidero condividere un accadimento in cui sono recentemente rimasto coinvolto, che a mio avviso è indicativo di un grave deficit nel sistema italiano di gestione dei numeri pubblici (continua)

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Gentile Redazione, desidero condividere un accadimento in cui sono recentemente rimasto coinvolto, che a mio avviso è indicativo di un grave deficit nel sistema italiano di gestione dei numeri pubblici di emergenze ed assistenza. Percorrendo in tarda serata via delle Sorgenti in prossimità di Nugola, ho mio malgrado, assistito all’investimento di un animale da parte di un’autovettura che proveniva in senso inverso. Sorvolando sull’inciviltà dell’automobilista che non ha neanche rallentato, ho deciso di fermarmi per cercare di capire come potevo intervenire per soccorrere la povera bestiola, ma sopratutto per evitare che l’animale ferito potesse causare un pericolo per la circolazione stradale. Non è infatti un mistero che la presenza di un animale ferito, in mezzo ad una strada trafficata ed in piena notte, possa causare incidenti anche gravi ad automobilisti che cerchino di evitarlo o peggio ancora a motociclisti che possono cadere rovinosamente a terra. Una volta sceso dalla mia autovettura ho constatato che l’animale ferito era un tasso che tutt’altro che rassegnato cercava di spostarsi sulla carreggiata impaurito dalle auto che sfrecciavano indifferenti, facendomi coraggio l’ho afferrato per la collottola spostandolo al margine della strada. La malcapitata bestiola mostrava però un malcelato risentimento nei miei confronti, ringhiando e continuando insistentemente a riguadagnare il centro della carreggiate per chissà quale motivo, a questo punto ho deciso di chiedere assistenza ed è cominciata la mia odissea telefonica….

Il mio primo dubbio è stato: “E’ adesso chi chiamo?” Dopo un attimo di riflessione, digito il 113 e immediatamente ottengo risposta da un gentile operatore il quale con prontezza mi comunica che se ne occuperà la Polizia Municipale inoltrandomi la chiamata. Benissimo sono rassicurato, e nel mentre il telefono squilla, mi compiaccio di aver fatto il mio dovere, di aver trovato chi mi da assistenza ed attendo una risposta che non si fa attendere. Al telefono una gentile signora chiede lumi sull’accaduto dopodiché mi formula una domanda sibillina che mi mette in difficoltà, ovvero: “Si ma lei in che comune si trova? Perche noi possiamo intervenire solo nel Comune di Livorno!”. Confesso di essere impreparato, non posso fare a meno di farle notare che mi trovo di notte in una strada di campagna, sprovvisto di mappe e son ben sicuro che in terra non ci fosse scritto in quale comune mi trovassi, ne tantomeno avevo visto confini o segnaletica chiarificatrice, dichiaro di non aver visto la carta di identità e relativa residenza del tasso ferito e faccio rispettosamente notare che non stavo chiamando da chissà dove, ma da una strada che è in gran parte nel Comune di Livorno e che quindi, anche se non fosse stata strettamente di loro competenza, certamente avrebbe comportato una deviazione di ben pochi chilometri. Purtroppo la risposta è stata gentile ma ferma: “Mi dispiace ma non possiamo intervenire” e eccomi di nuovo al punto di partenza. Non pago richiamo il 113 spiego la situazione e il sempre gentile operatore mi comunica che il Comune di Collesalvetti dove probabilmente mi trovo non ha un servizio notturno di polizia municipale, pertanto mi devo rassegnare, ed anche lui dispiaciuto si commiata. Comincio a percepire un certo disappunto, e nel mentre continuo a badare che l’animale non torni in mezzo di strada, rimugino su come trovare una soluzione diversa e, grazie al suggerimento di una cara amica, chiamo Il Corpo Forestale dello Stato al 1515, loro sapranno cosa fare mi dico. Macché mi rispondono da Roma, mi chiedono in che provincia sono (eccomi di nuovo a valutare i confini) e mi dicono di chiamare il 118 perché a volte hanno un servizio di ambulanza veterinaria. Chiamo la prima volta, nessuna risposta! Incredibile, richiamo mi rispondono, spiego la situazione, non possono intervenire non hanno il servizio, forse devo chiamare la pubblica assistenza, mi forniscono il numero, chiamo. La pubblica assistenza, mi risponde subito ma come al solito non possono intervenire, devo chiamare la Polizia Provinciale, mi danno il numero chiamo: segreteria telefonica, fine del giro, di nuovo daccapo da solo di notte in mezzo ad una strada e nessuno mi ha ancora detto cosa fare.

Sono imbestialito e scoraggiato, la batteria dell’auto si è scaricata, ho dovuto spingerla grazie all’aiuto di un automobilista volenteroso, ho sete sono in apprensione per mia moglie che attende in auto e mi aiuta contattando amici che si informano su Internet, comincio a meditare di rinunciare ed andarmene ma faccio un ultimo tentativo, chiamo i Carabinieri. Come al solito ottengo immediata risposta e finalmente trovo una persona che si fa carico del problema, prende il mio numero di telefono, mi richiama per avvisarmi che ha allertato chi di dovere (Polizia provinciale su numeri reperibili) e dopo un ora dalla chiamata, e quasi due ore dall’incidente il problema è stato finalmente risolto, il Carabiniere mi richiama addirittura per assicurarsi che tutto sia andato a buon fine, mi sono sentito veramente assistito, vado finalmente a casa. Adesso però non poso fare a meno di fare una riflessione che a mio avviso nasconde un problema serio e grave e che prescinde dalla mia modesta avventura telefonica e dalla sorte del malcapitato Tasso. I numeri di emergenza sono tali perché devono offrire assistenza ai cittadini che si trovano in difficoltà, è quindi e scontato che chi li chiama si trovi in una situazione disagiata vuoi perché ferito, solo, di notte o al freddo, straniero che non conosca bene la lingua o i territori in cui si trova. Mi chiedo quindi , è mai possibile che in Italia, di fronte ad una situazione di emergenza, ci si debba porre preventivamente il problema di quale numero chiamare tra i molteplici numeri possibili (112,113,115,116, 1518,1515, varie pubbliche assitenze, VVUU ecc) ma addirittura sapere in quale comune e provincia si sia verificato l’evento, cosa difficile se non a volte impossibile da capire. Non sarebbe forse il caso di smetterla di spezzettare la gestione delle emergenze in una miriade di centrali operative a ranghi ridotti che per loro natura non possono coordinarsi efficacemente con tutte le realtà operative del territorio ed istituire invece un numero unico di emergenza con personale preparato che si faccia carico del problema di chi deve essere assistito. Intendo per quanto nelle mie possibilità inoltrare questa mia modesta riflessione ad istituzioni ed organi di informazione sperando magari di dare un piccolo impulso per migliorare le cose.

Fabio Razzolini

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