“Tutto pronto ma…manca il gas da mesi”

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Una situazione che dimostra come spesso la burocrazia italiana invece di poter favorire le aziende e il fiorire del commercio spesso e volentieri metta catene e legacci.
Questo è il caso dei titolari della Corte dei Medici, un ristorante che da piazza Roma ha deciso di trasferirsi in via Ernesto Rossi. Via ai lavori, ristrutturazioni, arredamento. Tutto pronto ma…manca il gas. E non si sa quando potrà arrivare con la conseguenza che adesso i titolari sono in ginocchio per spese di affitto, bollette e dipendenti che fanno fatica a pagare perché il ristorante è chiuso da mesi e la “macchina amministrativa” sembra non sbloccarsi.
Ecco la lettera-appello dei ristoratori:

“Cari amici della Corte, purtroppo siamo qui nuovamente a scrivere che l’apertura è rimandata. Finora abbiamo parlato di generici ritardi ma è il momento di dirvi come stanno le cose. Il locale è praticamente pronto ma manca l’allaccio del gas. Purtroppo sia Asa che Eni ci stanno rimpallando ormai da mesi e si danno la colpa a vicenda con l’unico risultato che noi non possiamo aprire. Prima deve venire un perito di quello, poi un perito dell’altro, poi fare il preventivo, poi aspettare l’ok….insomma ogni step che prenderebbe si e no 2 ore viene poi realizzato in 20 giorni lavorativi. Moltiplicando 20 giorni lavorativi per tutti i vari step ecco che si arriva al “non sapere quando apriremo”. Noi resisteremo fino alla fine ma è dura senza poter lavorare mantenere azienda e dipendenti. Questo è uno dei tanti esempi di come le amministrazioni locali, nazionali e gli enti para-statali aiutano le aziende a lavorare in Italia. Una vergogna: 3 mesi per mettere un contatore del gas e ancora non l’hanno messo.
Speriamo che qualcosa cambi e si riesca ad aprire entro agosto ma è veramente dura.
Come potete intuire dovremmo stare 3 o più mesi con le mani in mano, senza introiti ma con spese (affitto, bollette seppur ridotte al minimo per il non utilizzo, dipendenti).   Le abbiamo pensate di tutte: mettere delle bombole (non si può per legge e comunque dovrebbe rivoluzionare l’impianto), mettere fornelli e piastre elettrici (ma l’investimento sarebbe ingente). Speriamo di  resistere e a ripartire il più presto possibile”.

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