Buona scuola? Tagliano il termosifone

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Vergognoso. Il governo degli slogan sulla “buona scuola” taglia pesantemente i bilanci delle amministrazioni provinciali, proclamando che questa misura porterà soltanto all’eliminazione degli sprechi. E qual è una delle prime misure di austerità adottate dalle Province? Tagliare il riscaldamento delle scuole superiori per un giorno alla settimana… Il termosifone nelle aule in cui si formano i nostri figli come uno degli sprechi da eliminare in Italia! Non stiamo scherzando. È quanto sta accadendo in alcune province del nostro paese. A Livorno la misura è stata da poco annunciata da una circolare indirizzata ai dirigenti delle scuole superiori dall’Amministrazione provinciale, governata, sia detto per inciso, dallo stesso partito che a Roma fa annunci roboanti sulla “buona scuola”. Certo, lasciare al freddo gli alunni per un giorno alla settimana non sarebbe bello. Per questa ragione gli amministratori locali, colti da un sussulto di umanità, hanno chiesto ai dirigenti scolastici (che peraltro non hanno poteri decisionali in materia) di compattare l’orario settimanale in cinque giorni. Incredibile: una delle scelte più importanti per il buon funzionamento del servizio scolastico –  la modulazione dell’orario delle lezioni – viene sottratta agli organi competenti e viene imposta per decreto dal primo amministratore di passaggio. Motivazione: fare cassa sul consumo di gas. Quando da anni si denunciano gli assurdi sprechi nella gestione provinciale dei riscaldamenti, tenuti accesi anche quando a Livorno i bimbi, usciti di scuola, vanno a fare un tuffo al moletto di Antignano…
Cari amministratori, perchè vi accanite anche voi sulla scuola in cui studiano i nostri figli, già massacrata da tagli di ogni tipo (gli ultimi sono quelli del governo della “buona scuola” ai già magrissimi fondi d’istituto)? Perché, invece di partecipare allo sport nazionale del tiro al bersaglio sulla scuola pubblica, non adottate assai più urgenti e ragionevoli misure tecniche di risparmio energetico? Vi facciamo sommessamente presente che l’organizzazione dell’orario scolastico è una  materia estremamente delicata, perché incide sulla distribuzione del carico di lavoro giornaliero degli alunni e interferisce con gli impegni extrascolastici degli studenti e delle famiglie. E vi ricordiamo che – a differenza di quanto avviene nei paesi europei in cui l’insegnamento è strutturalmente predisposto su cinque giorni, con servizi mense, tutors ecc. – in Italia il curriculum delle scuole superiori è stato progettato per una settimana di sei giorni.
Sia ben chiaro che noi docenti non abbiamo ragioni personali per opporci al diktat dell’amministrazione provinciale. Al contrario, se passasse questo ennesimo taglio potremmo godere del sabato libero assicurato, una vera e propria manna per molti di noi. Da decenni  i docenti e le altre componenti degli organi collegiali delle scuole hanno il potere di scegliere la “settimana breve”. Se nella maggior parte dei casi non lo hanno fatto, non è per convenienza, ma per senso di responsabilità.. Aggiungiamo che nessuno di noi ha preclusioni “ideologiche” nei confronti di questa soluzione, Nella scuola in cui insegniamo, ad esempio, abbiamo lasciato alle famiglie dei nuovi iscritti la possibilità di richiedere la settimana breve. Opzione, a dire il vero, che finora è stata scelta solo da pochi genitori. Ad ogni modo, avendo la libertà di scegliere, solo gli alunni più motivati si sono trovati ad affrontare le difficoltà inerenti alla concentrazione nell’arco di cinque giorni di un carico di lavoro progettato dal legislatore per una setttimana di sei giorni. Sarebbe davvero un gesto irresponsabile e illiberale imporre anche a tutti gli altri studenti una scelta che li penalizzarebbe.  E non ci si venga a dire che in diverse province della Lombardia, del Veneto e dell’Emilia si è già battuta la strada della settimana breve. Senza stare a scomodare ovvie considerazioni geoclimatiche (a Livorno il riscaldamento, se ben gestito, non è costoso come nella fredda pianura padana), chi ci obbliga a imitare scelte molto discutibili e molto discusse? Gli amministratori in questione non sono certo i profeti di un nuovo vangelo politico-pedagogico. Chiudiamo questa lettera con un appello ai dirigenti scolastici, agli insegnanti, ai lavoratori ATA e alle famiglie degli alunni delle scuole superiori della provincia di Livorno, affinché prendano posizione in difesa della buona qualità del servizio scolastico, così importante per il futuro del nostro paese, e si oppongano a questa improvvida iniziativa dell’amministrazione provinciale.

Lamberto Giannini e Maurizio Sciuto, docenti del Liceo Enriques di Livorno

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