Scuola, l’Sos: “A Livorno mancano 81 docenti”

Mediagallery

“Buona Scuola”: sulle stabilizzazioni il Governo ancora una volta stabilisce le regole in corsa e crea il caos: a Livorno sono 81 i posti non assegnati a ruolo nelle scuole a causa della confusione creata da direttive contraddittorie e penalizzanti.  “Si è chiuso il 30 marzo 2016 il tempo per inviare le domande per il concorso docenti previsto dalle sedicente “Buona scuola” del governo Renzi – illustra Patrizia Villa, segretaria generale della Flc Cgil di Livorno – 165.578 domande per 63712 posti, di cui 4317 in Toscana (gli abilitati con titolo a fare il concorso) e un numero esorbitante di ricorrenti che tentano l’avventura per le vie giudiziarie”. Un concorso che arriva dopo che unitariamente le rappresentanze sindacali avevano avanzato precise proposte per tutelare i laureati e diplomati che hanno intrapreso da tempo la strada dell’insegnamento: al Governo era stato chiesto dalla FLC CGIL di non costringere gli abilitati a sottoporsi al concorso, stante il fatto che molti insegnano da diversi anni e hanno già acquisito tutti i titoli e le competenze richieste dalla normativa in vigore. Sordi a qualsiasi richiamo al buon senso e alla dignità delle persone, il Governo ha stabilizzato gli inseriti nelle graduatorie ad esaurimento (bloccate dl 2006), spedendoli in giro per l’Italia, poi ha stabilito le regole in corsa, imponendo inutili paletti che, oltre a rendere le procedure infernali, inesatte e confuse per uffici e aspiranti, hanno spesso impedito di esercitare il semplice buon senso. “Risultato – annuncia Villa – solo a Livorno, 81 posti non sono stati assegnati nel 2015/16 per carenza di aspiranti dalla graduatoria ad esaurimento. Altri con pari requisiti e, talvolta anche con requisiti superiori, che avrebbero potuto ricoprirli, sono rimasti fuori semplicemente per regole sbagliate, pur continuando ad insegnare. Adesso a questi docenti si chiede di fare il concorso come ulteriore balzello e lo si fa nel caos più assoluto, in mezzo ad una specie di assalto alla diligenza che, migliaia di altri legittimi aspiranti, come laureati precari, giovani preparati che tentano di conquistare il diritto a un posto che consenta di avere un minimo di stabilità per il futuro proprio e della famiglia. Chi ha più diritti? Difficile dirlo, un punto fermo però lo sosteniamo – prosegue Villa – se un’amministrazione chiede requisiti e formazione complessi e avvia gli aspiranti verso un lungo percorso completamente a proprie spese e poi, improvvisamente, cambia le carte in tavola cambiando i requisiti, (vedi i docenti di seconda fascia ) il danno è certo, per questo abbiamo scelto di non partecipare all’assalto alla diligenza ma di tenere la barra sui diritti acquisiti”.

Riproduzione riservata ©