“Così potete aiutarmi a dar vita al basket in carrozzina”

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Buongiorno, mi chiamo Maurizio Melis, ho 56 anni e sono residente a Livorno dal 2008. Sto cercando di formare qui a Livorno una squadra di basket in carrozzina. La Sport Insieme Livorno di Claudio Rigolo mi ha accolto nell’associazione e così il basket diventerà una nuova branca della ormai famosa società che si occupa di sport per disabili. Le difficoltà sono molteplici, dal reperire un campo privo di barriere alle attrezzature, in primis le carrozzine da gioco che costano sui duemila euro di media. Stiamo battendoci per trovare i fondi necessari, ma l’aiuto esterno è indispensabile. Per questo sto personalmente avendo innumerevoli incontri con personaggi dello sport e dell’associazionismo a Livorno e tutti hanno dimostrato elevata sensibilità e spirito collaborativo. In data da destinarsi è già in programma una manifestazione sportiva che vedrà le più importanti società di basket di Livorno incontrarsi per solidarizzare con la mia iniziativa. Altra manifestazione prevede un incontro dimostrativo tra due squadre di basket in carrozzina che militano nei campionati nazionali. Prima di Natale parteciperemo ad una iniziativa che si terrà a Tirrenia.
Ci faremo insomma conoscere in tutta Livorno, per far avvicinare i livornesi alla spettacolare disciplina sia dal punto di vista prettamente sportivo che da quello sociale, intendendosi sempre il basket in carrozzina come metodo di riabilitazione psico-motoria per i disabili.
L’aspetto principale è che il basket in carrozzina riunisce in un unico momento sportivo diversi tipi di disabilità motoria: paraplegici, poliomielitici, amputati, spina bifida e soprattutto uomini e donne, poiché nel campionato italiano sono previste squadre miste. A termini di regolamento, inoltre, sono classificati atleti disabili anche persone che, pur non presentando disabilità evidenti, per i motivi più disparati non sono in grado di praticare lo sport per normodotati. Quindi posso tranquillamente affermare che il basket in carrozzina rappresenta il massimo esempio dell’integrazione. Al di là comunque delle iniziative in programma, le necessità sono le più disparate: abbiamo bisogno di abbigliamento sportivo, di palloni, palle mediche, pesi, e persino pezzi di ricambio per le carrozzine che durante il gioco subiscono forti traumi. Chiedo per questo l’aiuto di tutta la città. Aiutateci a realizzare il nostro sogno. Potete farlo regalandoci un pallone, la ruota di una carrozzina, un completo di canottiere da gioco, o anche facendo una donazione all’associazione che, essendo una ONLUS, vi garantirebbe anche la deducibilità fiscale della somma donata. Sono convinto che se tutti dessero 5 euro i nostri problemi sarebbero risolti in partenza.
Ma prima di tutto, e più importante di tutto, bisogna che il nostro messaggio arrivi a tutti i disabili livornesi ma anche dell’hinterland. A Livorno, oggi, c’è una realtà in cui impegnarsi, combattere, divertirsi, imparare a vincere ma soprattutto saper perdere. Una realtà che normalmente chiamiamo con una parola, che deve essere comune a disabili e normodotati: VITA.

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