Perché amiamo tanto i cani? Parla l’esperta

Perché noi esseri umani non riusciamo a fare a meno di un cane in famiglia? Lo abbiamo chiesto ad Arianna de Salvo laureata in Educazione Cinofila alla facoltà di Medicina Veterinaria di Pisa

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di Arianna de Salvo

Esiste un punto fermo nella storia evolutiva umana. Per secoli sono cambiati usi e costumi; il clima, le guerre e le unioni hanno mutato i confini, il nostro modo di nutrirci, di parlare, di vivere. Ma qualcuno non ha mai smesso di esserci, sempre uguale a se stesso, o meglio, sempre al passo con i nostri cambiamenti. Questo qualcuno è il cane. Il cane è un essere singolare, una via di mezzo tra il naturale e l’artificioso, tra l’estraneo e il familiare. Dopo milioni di anni non esiste un giorno della nostra vita in cui uscendo di casa non incrociamo un cane o interagiamo con uno di essi, anche se non ne ospitiamo in casa nostra. Si può non gradirne la presenza, ma non possiamo negare che il cane è parte integrante della società e del nucleo familiare e che esiste la necessità di conoscerlo meglio e gestirlo nel modo giusto.
Tutti i cani hanno una personalità propria, più o meno complessa e adatta alle nostre esigenze. Ogni essere umano può trarre enormi benefici da questo rapporto, tanto quanto delusioni o esperienze negative. Bisogna comprendere, prima di tutto, che il cane non è un animale selvatico da lasciare in  un giardino, né un esploratore del mondo esterno.  È radicata la convinzione che un cane senza spazio esterno sia infelice, quando invece la felicità per un cane è assolutamente altrove. Le condizioni basilari per averne uno sono la presa di coscienza, le regole civili per far si che non soffra e una buona dose di pazienza. Tutte queste caratteristiche devono incontrare i bisogni umani attuali, soprattutto nel contesto urbano. Le famiglie sono sempre più sole, impegnate, depresse da condizioni economiche difficili. Ci chiediamo allora, perché il cane non è mai passato di moda? Perché noi esseri umani non riusciamo proprio a farne a meno, tanto che i cani aumentano sempre di più invece di tendere
all’estinzione? La risposta è semplice, il bisogno di accudire qualcuno e dare un senso alle nostre giornate. La società ci impone modelli di perfezione irraggiungibili, non accettiamo di invecchiare, non accettiamo che i nostri figli crescano, contraddicendo il corso naturale delle cose. Il cane è un bambino perenne, non esiste in natura (tranne il Dingo, che meriterebbe un discorso a parte e che deriva comunque dal cane domestico), non può vivere senza di noi. Finalmente qualcuno che ci guarda senza giudicare, che chiede solo le nostre attenzioni e ci fa sentire le persone più utili del mondo. Una sensazione sublime. Poco importa se viviamo in un monolocale, basta che siamo in grado di curarcene, di tanto in tanto. Da bambini il cane ci insegna l’accudimento e, nostro malgrado, a capire e accettare la morte di un essere a noi caro, facendoci elaborare spesso il primo lutto della nostra vita. Da anziani ci costringe a uscire, relazionarci con il prossimo, dare al domani degli obiettivi, darci la forza di andare avanti perché un essere più fragile ha bisogno di noi e ci obbliga a mantenere fede a un impegno. Il cane non si estinguerà mai, almeno finché non saremo anche noi a estinguerci.

Arianna de Salvo laureata in Educazione Cinofila alla facoltà di Medicina Veterinaria di Pisa.
Si occupa di Pet Therapy e zooantropologia didattica

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