“Angelo” anonimo restituisce la pensione rubata

Livornese chiama i carabinieri dopo aver letto la notizia. “Voglio ridare a quei signori i soldi che hanno perso. C’è una sola condizione: nessuno deve sapere il mio nome"

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Il 4 maggio abbiamo appreso con dispiacere che alla signora Elsa Ballarini, vicina al traguardo degli 80, qualcuno aveva rubato la pensione. Una somma di 1.460 euro che sarebbe servita a festeggiare degnamente la lieta ricorrenza: un pranzo in famiglia insieme al caro Giuseppe Cremona, 87enne di origine siciliana che da cinque anni accompagna il suo cammino, e un viaggio a due nella meravigliosa Trinacria. Era questo il progetto, sfumato per via del furto perpetrato all’uscita dalle Poste di corso Amedeo a opera di due sconosciute che si erano avvicinate all’anziana con una scusa.
C’è brutta gente per le strade, non c’è da fidarsi, ma ce n’è anche di bella. Ed è così che lo stesso giorno in cui la notizia è stata diffusa un angelo ha chiamato i Carabinieri. “Voglio ridare a quei signori i soldi che hanno perso”, ha detto. “C’è una sola condizione: nessuno deve sapere il mio nome”.  Poco dopo si è presentato con un assegno, importo 1.500 euro. La somma rubata, più qualche bottiglia per aggiungere gioia dopo la comprensibile amarezza.
Il 5 maggio l’assegno è stato consegnato a Elsa e Pino dal luogotenente Giovanni Cammarone, pilastro del Comando provinciale al suo ultimo giorno di servizio, prescelto per il piacevole compito in virtù del generoso impegno costantemente offerto e della limpida carriera in divisa.
Le coincidenze si sprecano: nell’occasione si è scoperto che la signora Ballarini appartiene alla grande famiglia dell’Arma. A tre anni era rimasta orfana del padre maresciallo, il nonno prima di lui era stato generale.
“Dicono che a Livorno c’è tanta ignoranza – ha detto Elsa commossa dal gesto, a cui si è sommato un mazzo di fiori recati dal luogotenente – Io però incontro sempre persone gentili. Quante volte anche i ragazzi, essendo io non vedente, mi hanno aiutata ad attraversare la strada”.
Le parole più belle le ha avute per il misterioso donatore. “Voglio che questo signore sappia che mi ha commossa profondamente e che gli sarò grata per sempre. Con ciò che ha fatto mi ha ridato fiducia nel genere umano”.
A frasi del genere c’è poco da aggiungere. Magari solo un auspicio: che ogni suo giorno, d’ora in poi, sia bello più del grazie che non ha voluto ricevere. E una certezza: Livorno non saprà il suo nome, la Benemerita terrà il segreto. Ma a chi gli sta accanto non potrà nascondere un così nobile cuore.

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