Nozze di diamante, la figlia morì sul Moby

Venerdì 15 maggio i miei genitori, Pasquale Rispoli classe 1928 e Pellegrini Renata festeggiano i loro 60 anni di matrimonio una vita passata insieme segnata dal dolore di una perdita, a loro io ho scritto una lettera.

15 maggio 2015

Babbo e mamma,
Oggi è i vostro 60 di matrimonio. Ci sono momenti in cui uno nella vita comincia a fare dei bilanci, delle proprie azioni, dei successi e insuccessi, e io guardandomi intorno vi devo chiedere perdono: perdono per non essere riuscito nemmeno in parte a colmare qual vuoto che Liana ha lasciato in famiglia, perdono per non essere stato sicuramente un buon padre per i miei figli, per essere stato incapace di valutare le forze in campo, avrei dovuto capire fin dall’inizio che una battaglia impari con il potere non poteva essere vinta da soli, anche se non ho mai smesso di chiedere aiuto..

Oggi dovrebbe essere un giorno di festa, 60 anni insieme di cui la maggior parte passati nel dolore di un evento terribile che vi ha strappato una figlia, è inimmaginabile la ferita che lacera un genitore che sopravvive al figlio.

Eppure voi siete ancora qui, con gli acciacchi dell’età, con un infarto babbo che ti è venuto proprio un 10 aprile, ma resistete, siete molto di più per me che genitori e nonni per Dario e Andrea, il dolore vi ha spezzato ma non distrutti, avete in silenzio continuato a seguire ciò che facevo, senza mai criticare, senza mai avere dubbi, avete continuato a fare i genitori per me e i nonni per i miei figli.

A casa difficilmente racconto ogni risvolto della vicenda, la domenica o le altre feste a pranzo con Andrea e Dario preferisco che siate voi a chiedere, ci sono volte che come un fiume in piena vorrei raccontarvi e altre che ho difficoltà a rispondere alle vostra domande.

Avete passato questi 24 anni insieme, mamma che ha deciso di chiudersi in casa perché non riusciva ad affrontare la gente, non reggeva a guardare i volti di chi come tanti amici voleva ricordare Liana, tu invece babbo hai retto a ogni urto, non hai mancato un appuntamento, come una quercia che continua a crescere, tu uomo di mare che ha per anni portato soccorso agli altri hai resistito a ogni burrasca.

Non vi ho mai più detto “vi voglio bene” per pudore, per una difficoltà interna a parlare di certe cose, ma spero che lo abbiate capito dai miei gesti quotidiani, da ciò che ogni giorno io cerco di fare per loro, per tutti coloro che non hanno più voce e che io mi impegno per far si che non vengano dimenticati.

Vi ho privati della possibilità di vedere Liana per l’ultima volta perdonatemi, ma l’ho fatto come gesto di protezione e d’amore nei vostri confronti, avevo paura di ciò che avrei trovato, avevo paura che quel riconoscimento vi avrebbe spezzato del tutto, l’ho fatto io e sapete quanta forza e coraggio mi ci sia voluto a vederla ancora bella sotto qual lenzuolo.

Babbo mamma mille auguri di cuore in questo giorno che per un attimo dovrebbe darvi un momento di felicità, io vi prometto che in ogni caso continuerò a cercare di far emergere quelle responsabilità e quei responsabili che quella notte vi hanno privato di una figlia.
Loris

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