Rugby: donato ai Lions Amaranto Livorno un defibrillatore

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I Lions Amaranto Rugby Livorno, grazie alla lodevole generosità di un ex promessa della palla ovale neozelandese, hanno, da venerdì scorso, in dotazione un defibrillatore. Albert Mc Ilory, 48 anni, un ingegnere che attualmente lavora in una grande compagnia inglese di navigazione, la Optimus Navis Ltd, con cui gira il mondo (toccando spesso e volentieri il porto di Livorno), dopo aver per puro caso fatto amicizia con l’allenatore della squadra labronica under 6, Alessandro Pozzetto, è venuto a conoscenza che la società presieduta da Mauro Fraddanni (attiva con due squadre seniores e con sette formazioni giovanili) non aveva a disposizione tale prezioso strumento; Mc Ilory, con una battuta che ha (piacevolmente) spiazzato lo stesso Pozzetto, ha promesso: “Ma che problema c’è? Donerò io un defibrillatore ai Lions”. L’ex giocatore professionista neozelandese, ha poi spiegato il gesto: “La donazione rientra nel mio modo di sentire lo sport: il rischio era che per una questione di soldi si perdesse la possibilità di formare ed educare generazioni di ragazzi ai valori, umani prima ancora che sportivi, del rubgy. Una cosa che non potrei accettare: nella mia vita il rugby e lo sport sono stati fondamentali. Se io non avessi praticato sport, non avrei viaggiato, incontrato tanta gente, conosciuto persone, accumulato esperienze importanti di vita, e assorbito valori importanti come la lealtà, lo spirito di squadra, il rispetto. Pensare che i giovani crescano con questo spirito mi riempie di gioia. Salvare una squadra, come ad esempio i Lions, non può essere una questione di soldi: ne sono profondamente convinto. Ho una grande passione per l’Italia e per il rubgy tricolore. Ci sono tanti campioni neozelandesi che hanno giocato in Italia e che hanno sposato e portato nel mio Paese donne italiane. E seguo sempre con piacere l’Italia in occasione del ‘Torneo delle Sei Nazioni’. Ma la cosa che adoro di più dell’Italia è Livorno, la considero la mia seconda casa”. Per legge, ogni impianto sportivo, sul quale viene svolta attività agonistica, deve essere munito di un defibrillatore, uno strumento, indispensabile per i primi soccorsi a persone che accusano problemi cardiaci. Purtroppo, per difficoltà di natura economica, tanti sono gli impianti non ancora in regola e proprio nei giorni scorsi – per alcuni campi – si è registrata una proroga di sei mesi. Pochi giorni dopo la promessa fatta ai Lions, Albert Mc Ilory, accompagnato da Alessandro Pozzetto, si è presentato presso il negozio Centro Forniture Sanitarie di via Negrelli, a Livorno e, con 1800 euro ha acquistato il defibrillatore (costa 1600 euro) ed un pacchetto sanitario di arnesi vari (altri 200 euro). Quello comprato dall’ingegnere neozelandese è uno strumento semi automatico esterno, che con facilità può essere usato e adattato per essere maneggiato anche da personale non medico. Alessandro Pozzetto spiega: “Il funzionamento è molto semplice: basta premere un tasto per avviare la diagnosi, che viene fatta dallo stesso defibrillatore, e un altro bottone per avviare la pratica di defibrillazione, qualora sia necessaria. A indicarlo è lo stesso strumento, che si illumina quando bisogna intervenire. La batteria dura 5 anni e quando sta per scaricarsi, si accende una spia”. Lo stesso Alessandro Pozzetto, che lavora come infermiere della Croce Rossa, comincerà da metà settembre un corso aperto a tutti gli allenatori della varie squadre dei Lions, per insegnar loro come usare il defibrillatore in caso di bisogno. Lo strumento è stato ufficialmente consegnato al presidente dei Lions Amaranto Mauro Fraddanni venerdì scorso. Per l’occasione, alla presenza dei vari dirigenti, tecnici e simpatizzanti del sodalizio livornese, è stata organizzata una cena presso la club house della società, in via della Chiesa di Salviano. Fraddanni, che ha regalato a Mc Ilory una maglia della prima squadra, commenta: “Siamo realmente grati ad Albert per questo gesto di grande generosità. Troppo spesso, da più parti, si parla dell’assoluta necessità di avere in dotazione questo strumento. Poi, però, non è facile raccogliere i fondi per acquistarlo e tante società ne rimangono prive. Al di là delle tante dichiarazioni di facciata, anche le autorità sportive e non solo quelle sportive, magari dopo episodi tragici, come quello che nel 2012 ha colpito il calciatore del Livorno Piermario Morosini, invitano noi dirigenti ad essere più sensibili alla cura ed alla tutela dei nostri atleti, ma poi fanno poco per risolvere concretamente tali problemi”.

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