Morosini, il medico del Livorno a processo

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Si è svolta ieri 25 marzo l’udienza preliminare del processo per la morte di Piermario Morosini, il giocatore amaranto scomparso a 25 anni il 14 aprile 2012 allo stadio Adriatico di Pescara. Il medico sociale del Livorno, Manlio Porcellini, deve rispondere di omicidio colposo in concorso con il medico del Pescara, Ernesto Sabatini, e quello del medico del 118 in servizio quel giorno allo stadio, Vito Molfese.
Secondo l’accusa sul campo dei biancoblù furono commessi degli errori nel prestare i primi soccorsi al giocatore: primo su tutti quello di non usare il defibrillatore che, probabilmente, avrebbe potuto salvare la vita al giocatore. Secondo la tesi del pm, le probabilità di salvare il centrocampista sarebbero state del 60% qualora si fosse ricorso all’uso del defibrillatore. Ma chi doveva usare l’apparecchio? E’ questa la domanda chiave attorno alla quale ruoterà il processo.

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17 commenti

 
  1. # Samarcanda

    decisione giusta e non semplice “atto dovuto”. chi ha sbagliato deve pagare e con certezza della pena.

  2. # drake

    Spetterà ai periti medici stabilirlo, se c’è stato uno sbaglio, chi ha sbagliato paghi!

  3. # mah

    Anche il cardiologo che non sapeva fare il massaggio cardiaco però!!! E anche lui era lì e non ha usato il defibrillatore!!!!

  4. # Trollino

    Siete ridicoli.. Sempre a voler infierire sugli altri. A questo mondo non c’è più spazio per gli errori, per le emozioni, e sopratutto per le fatalità. Tutto deve portare obbligatoriamente a un colpevole. Tutto questo è veramente pietoso..e tutti diventano tuttologi infallibili..pronti a giudicare gli altri quando sono convinto che fate cavolate dalla mattina alla sera.

  5. # Manuel L.

    Premetto che mi dispiace come ” penso” a tutti della prematura dipartita di Mario. Ma la sappiamo tutti la causa della morte ” arresto cardiaco in assenza di attività cardiaca”. I defibrillatori come sicuramente voi tutti sapete si attivano solo e soltanto se rivelano attività cardiaca nel cuore sennè non si accendono neanche (quest’ultime parole per i defibrillatori semi-automatici ). Quindi io personalmente non trovo giusto questo accanimento tutto qua.( sappiamo come andrà a finire se li condannano ” viva la giustizia” se invece li assolvono ” La giustizia in italia fa schifo”

  6. # Rubentus

    Io non voglio difendere nessuno però mi sembra che si voglia cercare per forza un capro espiatorio. Ditemi voi che colpa hanno i medici se non c’era il defribillatore .. prassi direi totale fino al quel momento . Loro hanno fatto il possibile con i mezzi che avevano . La colpa é della lega che é in mano a degli incapaci ..

  7. # mah

    Il dae riconosce un ritmo defibrillabile e uno non defibrillabile… a seconda dei due ritmi si attuano 2 protocolli distinti che oltre alla scarica o meno prevedono l’uso di farmaci…. senza mai interrompere il massagio cardiaco e ventilando il paziente (intubandolo anche) …….hai visto niente di tutto questo??? E c’era un medico di 118 che queste cose le deve saper fare … oltre al primario di emodinamica….

  8. # Samarcanda

    forse perché fare il medico di una società sportiva che ha un’ampia dotazione patrimoniale non è come fare l’arrotino? si risparmia sul defribillatore ?? come datore di lavoro forse anche Spinelli dovrebbe essere ritenuto responsabile.

  9. # Samarcanda

    questo blog è vergognoso e offende l’intero Ordine dei Medici.
    conclude dicendo “Fare il medico o l’infermiere non è una missione. E’ un lavoro.”
    fare il medico è come fare l’arrotino per te?
    E’ vero proprio il contrario. Fare il medico o l’infermiere è una missione a cui bisogna essere votati e devoti altrimenti uno va a fare altro.

  10. # pietro.f

    Rispondo a “Samarcanda”, al suo primo commento e alla discussione che ne è seguita con me.
    Il blog è scritto da un medico di un ospedale pubblico che fa il suo mestiere con passione e dedizione. Vergognoso semmai è il pregiudizio che nel tuo caso ti conduce a leggervi, tra tante cose che vi sono scritte, solo quelle che portano acqua al tuo mulino. A te cosa ne viene se un medico chiama lavoro oppure missione quello che fa? L’importante è che lo faccia bene, e su questo credo che possiamo essere d’accordo. Che esistono medici bravi e meno bravi, appassionati o sfavati, nessuno lo potrebbe negare. Ma nessuno deve parimenti negare che esistono pazienti educati e pazienti maleducati; così come esistono pazienti fiduciosi e pazienti che si aspettano miracoli e che credono di saperne più del medico e di saperlo giudicare se il miracolo non avviene. Esistono tanti casi diversi e tante combinazioni possibili tra qualità del medico e qualità del paziente quando vengono ad incontrarsi tra di loro. Nessuno può pregiudizialmente affermare che se ci scappa il morto la colpa è sicuramente del medico perché incompetente e menefreghista; se il giudice facesse così passerebbe direttamente dall’imputazione alla pena senza il tramite del processo. Ci si iscrive a 19 anni a Medicina e si deve uscire specializzati a 30 (se tutto va bene) prima di poter provare a lavorare in un ospedale pubblico e non certo per uno stipendio da sogno e con i primi guadagni che arrivano quando altri da un bel pezzo hanno già potuto farsi casa e famiglia. Il medico ha passato i suoi irripetibili 20 anni chino su libri o chiuso nei laboratori o nelle corsie e se lo fa mentre altri vanno in discoteca forse è perché per lui è “missione”. Col passare degli anni molti provano a fargli passare la voglia, quelli come te, per esempio, che sparano addosso senza sapere. Ma per nostra fortuna (anche tua) i più non mollano il loro lavoro, perché ci credono, e in questo modo si dedicano ad un compito che, anche se non la chiamano così, a me continua a sembrare proprio una missione.

  11. # pietro.f

    Sempre dallo stesso blog: “Negli ultimi anni anche le condizioni lavorative dei medici sono cambiate. Non è più un lavoro da privilegiati, i turni sono massacranti, i riposi non vengono rispettati, gli stipendi sempre più smagriti, mentre tutti ti chiedono una soluzione, una cura. E se non la trovi, rischi pure una denuncia. Ora, capiamoci, non sono qui a pietire e nessuno ci ha obbligati a farlo, ma le regole sono queste. O ce la fai o schiatti. O dentro o fuori.”

  12. # pietro.f

    Ancora dallo stesso blog (perché Samarcanda Capisca): “Chi dice o pensa che il nostro mestiere sia una missione e che noi siamo una via di mezzo tra i santi e i martiri si sbaglia di grosso. Siamo lavoratori, gente che mangia, beve alcoolici e fa all’amore. Preferibilmente al di fuori dell’orario di lavoro, ma nessun voto monacale ci lega allo Stato o all’Azienda.”

  13. # Samarcanda

    t’arrampichi sugli specchi sei un sindacalista che vo difende la categoria.
    l blog è scritto da un medico di un ospedale pubblico che fa il suo mestiere con passione e dedizione ? a me sembra che perda un branco di tempo in stronzate tipo blog e facebook.

  14. # pietro.f

    Può darsi che io voglia difendere una categoria che ha scelto per mestiere di occuparsi della mia e della tua salute. Certo non voglio fare come chi sta seduto davanti al bar con il ponce in una mano e l’indice dell’altra nel naso a sparare sentenze sulla formazione della Nazionale o su altre cose che crede di conoscere solo perché le ha viste in televisione. Comunque se una vuole scrivere del suo lavoro nel tempo libero sarà padrona di farlo o visto che la sua, secondo te, deve essere una missione deve stare in ospedale a lavorare 24 ore al giorno? Del resto anche io e te stiamo perdendo del tempo a scriverci amorevolmente; io però sono in ferie. Tu?

  15. # mah

    Cosa c’entra spinelli con lo stadio di pescara? E poi i defibrillatori c’erano. .. compreso quello dell’ambulanza …che anche se il mezzo era bloccato si stacca e si porta a mano sul posto.. come succede quando qualcuno si sente male al sesto piano di un palazzo….

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