Lombardi, una vita di corsa senza relax

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di Gabriele Pritoni

Marco Lombardi compie altre tre imprese: la prima al mondiale della 100 km di Winschoten in Olanda, la seconda alla 6 ore del tricolore a Reggio Emilia. La terza, dal punto di vista atletico forse la più impressionante, consiste nei soli 20 giorni che l’amaranto si è concesso tra le due gare; la capacità di recupero è forse l’arma migliore di Lombardi che, ricordiamo, si rese conto del suo talento durante una partita di calcio pomeridiana, il suo vecchio sport, giocata dopo aver corso la sua prima maratona al mattino, quando recuperare da una maratona è normalmente roba da settimane.

Iniziamo dal mondiale nei Paesi Bassi, disputato il 12 settembre scorso e con al via circa 800 atleti, per una metà appartenenti a nazionali e per metà, come il livornese, appartenenti alla categoria “Open”. Il percorso pianeggiante – in Olanda era quasi scontato – consisteva in un anello di 10 km da ripetere 10 volte e si snodava tra il centro storico della cittadina e le zone periferiche, con qualche tratto esposto al vento contrario.

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Lombardi è partito a un buon ritmo (4’18” – 4’20” al km) e lo ha mantenuto fino a metà gara, quando sia la fatica che l’aumento di intensità del vento lo hanno rallentato; alla sesta ora, al km 82, era ancora in linea per un ottimo arrivo in 7 ore e 16 minuti circa ma sono sopraggiunti dolori muscolari che gli hanno fatto scendere il ritmo fino a sfiorare i 5’ a km. L’amaranto ha tenuto comunque duro come nel suo stile e al km 95 è riuscito a raggiungere Iwan Kamminga, forte atleta olandese, pure lui Open, con un personale di 2h22’ sulla maratona ma debuttante sulla lunghissima distanza. Davanti a loro solo atleti nazionali. Consci di giocarsi il primo posto di categoria, nonostante la fatica gli atleti hanno ingaggiato un corpo a corpo fatto di scatti e allunghi attingendo a energie mentali più che fisiche; da quel punto di vista sappiamo che Marco ha pochi rivali e infatti a 2 km dal traguardo l’olandese cede. Lombardi è così campione Open, oltre che 48esimo assoluto; purtroppo la classifica Open non è pubblicata e manca così la soddisfazione di vedersi numero uno ma la prestazione è comunque eccezionale e le 7h26’52” con cui chiude sono il suo personale. Senza il cedimento dell’ultima parte di gara Marco avrebbe scalato circa una decina di posizioni giungendo a ridosso di Paolo Bravi, 37esimo e ultimo tra gli azzurri, tutti protagonisti di ottime prestazioni con il solito Calcaterra inarrivabile terzo in 6h36’49”. Il trentaduenne Lombardi è comunque ancora giovane per la specialità (i primi tre sono tutti over 40) e siamo sicuri che, se avrà la costanza di proseguire l’attività con questi risultati, la federazione non potrà più ignorarlo.

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Il recupero è cosa incredibilmente rapida, come già detto, e il 3 Ottobre Marco si sente in forma e ha voglia di correre. L’occasione è la “Kohler Cup” di Reggio Emilia, dove si può scegliere tra la 100km, la 12 ore e la 6 ore, tutte da correre su un anello di 1600 m intorno alla Lombardini, la storica fabbrica di motori diesel che adesso si chiama, appunto, “Kohler”. Lombardi si iscrive alla 6 ore e trova tra i partenti Peter Steib, atleta ungherese forte di 30 vittorie in ultramaratone e  di un personale di 2h20’ sulla maratona. Steib – che in Olanda non c’era, non a caso – parte forte (4’08” a km), Lombardi insegue sul suo passo e non cede alla tentazione di strafare. La tattica paga perché alla quinta ora l’ungherese va in crisi e avviene il ricongiungimento; Marco attacca per distaccare l’avversario ma la classe non è acqua e Steib si incolla alle suole del livornese, resiste per quasi tutta l’ultima ora e alla fine ha la forza di spuntarla per soli 350 m. Finisce così, 79,991 km contro 79,548 km, praticamente un fotofinish. Un secondo posto comunque da incorniciare. E’ da notare che Marco è da circa tre mesi in cerca di un allenatore e che ha preparato da solo sia il mondiale che la sei ore. La differenza tra chi sta nelle federazioni e chi no sta principalmente qui, oltre che nel fondamentale appoggio logistico e economico per le trasferte e i materiali.

“Dedico la vittoria tra gli Open a mio padre Gino – ci ha detto Lombardi – è lui che mi segue in tutti gli allenamenti più duri con qualsiasi tempo. Devo poi un grande grazie a tutti quelli che mi hanno permesso di partecipare al mondiale, in particolare la mia società Atletica Libertas Runners Livorno, la Sogese srl nella persona di Luca Monti, la cooperativa sociale Cuore nella persona di Wladimiro Tognarini, la Knauf Italia nella persona di Luca Saladino ed i miei fisioterapisti di fiducia della Fisiolife, Claudio Nencioni e Giulia Gheladurcci, che mi curano con professionalità’ e cui devo i miei miglioramenti. Un ringraziamento va anche a Guidi Cornici, al mio negozio di fiducia Nencini sport Livorno nella persona di Andrea Daddi e allo sponsor tecnico Brooks”.

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