Oltre 400 persone al banchetto natalizio di Sant’Egidio

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di ROBERTO OLIVATO

Il “Dio umanato” , con questa definizione san Padre Pio descriveva Gesù Bambino, per il quale provava una tenerezza infinita che lo attanagliava lo commuoveva fino alle lacrime. La sua spiritualità, impastata di emozioni vere, semplici e forti, di partecipazione, di dolcezza, di compassione, di affetto, trovava una piena sintonia nel mistero della nascita di Cristo, perché vedeva in quell’evento un amore smisurato di Dio nei confronti dell’uomo. Questo breve pensiero tratto dalla vita del santo di Pietrelcina, fotografa appieno il clima che la mattina di Natale, dopo la Messa delle 10,30 si respirava all’interno della chiesa di San Giovanni sede della Comunità di S.Egidio, dove ha fatto visita anche il vescovo Simone Giusti portando gli auguri della diocesi. L’amore di Dio nei confronti dell’uomo lo si toccava con mano, grazie alla sessantina di volontari che hanno partecipato all’organizzazione del pranzo natalizio per circa trecentosessanta persone disagiate, di cui circa l’80% italiane come ci hanno fatto sapere Sabatino Caso ed Anna Ajello dirigenti della Comunità livornese. La frenesia profusa nell’allestimento dei tavoli, nella preparazione delle pietanze, nell’impacchettamento dei regali, erano la testimonianza di quella spontanea partecipazione, che nel giorno di Natale raggiunge il livello massimo di presenze e che pertanto richiede un maggior impegno da parte dei volontari che per la circostanza chiedono rinforzi ad uomini e donne di buona volontà. E’ qui la festa? Diceva una canzone di Jovanotti. Si la festa era proprio lì nella Comunità di Sant’Egidio dove una dozzina di tavolate apparecchiate con tovaglie e piatti rossi, attendevano le centinaia dei partecipanti al pranzo, fra cui anche alcune famiglie di extracomunitari. Come avviene in ogni famiglia, il riunirsi attorno alla tavola consente di trasmettere il calore e l’amore, che ogni persona ha racchiusi nel proprio cuore e l’incontro fra tanti individui accomunati dal disagio, permette ad ognuno di loro di non sentirsi più soli nel vedere che c’è gente disposta ad aiutarli ed a cui fare riferimento . A rendere meglio il significato di quello che voglia dire essere volontari a Sant’Egidio lo racconta Giovanna Orsucci che da vent’anni presta la sua opera nella Comunità: ‘‘Inizialmente entrò mia figlia Sivia allora sedicenne e ben presto il suo entusiasmo contattò tutta la mia famiglia ed oggi oltre a me collaborano anche mio marito e mio figlio ’’.

Come avete organizzato questo pranzo?
“Ognuno ha assolto ad un compito ben preciso. La mia ed altre famiglie hanno provveduto alla preparazione delle lasagne, altri hanno pensato ad altri piatti o ai regali. Poi ci sono circa una ventina di volontari occasionali che ci danno una mano nell’allestimento dei tavoli”.

Quanto sono le persone che partecipano al pranzo natalizio 2013?
“Oggi saranno 360 e li gestiremo in sessanta volontari. Quello che ci appaga e mi creda che non è retorica, è il vedere gli occhi lucidi di gioia di queste persone emarginate, a molte delle quali siamo vicini nel corso dell’anno consegnando ogni lunedì sera pasti caldi presso i loro improvvisati giacigli o presso punti di ritrovo quali piazza del Luogo Pio, piazza Dante e piazza Damiano Chiesa. Con tutte queste persone si è ormai istaurato un rapporto di amicizia, che fa sentire a tutti l’appartenenza ad un’unica famiglia e che a Natale si ritrovano, uno seduto di fronte all’altro, come tanti fratelli e sorelle riuniti attorno al Padre di tutti, nostro Signore”.

 

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2 commenti

 
  1. # nena

    E’ sempre molto più bello donare che ricevere.

  2. # casertino

    Vaglielo a spiegare ai nostri parlamentari.

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