Federigo fa 90! Folla di ex alunni e “prof” per i nove decenni di storia dell’Enriques

Nel 1957- 58 il Liceo diventa Federigo Enriques e il 1 ottobre 1973 si trasferisce in via della Bassata nell’edificio progettato dal chiarissimo arch. Edoardo Detti

di gniccolini

Mediagallery

I capelli sono un po’ più bianchi o diradati, al posto dello zaino in spalla magari un passeggino da spingere e una moglie accanto, ma l’entusiasmo e il sorriso di chi questo sabato 21 dicembre ha varcato le soglie dell’Enriques per festeggiare i novant’anni della nascita del liceo è lo stesso che lo animava quando alzava la mano per rispondere ad un’interrogazione. Sono gli ex alunni e i professori che questa mattina hanno gremito l’aula magna della scuola di via della Bassata per ritrovarsi, riabbracciarsi e condividere un passato comune, un percorso di vita sfilato via in un amen sullo stesso binario. Così oggi c’erano un po’ tutti quei bambini diventati uomini e donne: avvocati, imprenditori, artisti, giornalisti, ingegneri, architetti, medici che qualche anno fa, proprio in quelle aule e in quei corridoi “cubisti” hanno gettato le basi per diventare grandi.
Groppo in gola, lucciconi agli occhi, qualcuno si è messo a sedere al suo banco e ha alzato la mano verso una lavagna vergata da integrali e derivate. Un vano tentativo di riaccendere la macchina del tempo con la benzina dei ricordi e tornare ragazzo. D’intorno i banchi vuoti con le stesse scritte di un decennio fa, impresse indelebilmente con il temperino: “Silvia ti amo”, e anche “VB 99-00”. E nel vuoto pneumatico di una classe silenziosa l’eco delle risate complici e degli scherzi tra compagni di banco. Ricordi, emozioni. E poi il tour, i bagni dove di nascosto si fumavano le prime sigarette o si nascondevano i “bigliettini” per i compiti di mate o latino, le aule di disegno, la palestra che sembrava enorme, le foto della squadra di pallavolo campione provinciale 97-98, le coppe vinte da chi c’era prima di te e da chi è venuto dopo.
E poi le strette di mano e le pacche sulle spalle con i vecchi prof. Il quartetto storico di educazione fisica, eccolo lì a raccolta: Laudani, Vece, Lepri, Fioravanti. E poi ecco il terrore degli integrali: il Rossetti, il quartetto “classico” Quartarone, Bandini Bellucci, Sacripanti.  Tra gli alambicchi e le ossido-riduzioni spunta la Gelli, fanno capolino gli occhiali dello Sciuto e la timida Fedi di religione, quando nella sua ora, come cantava Venditti, “tutto il mondo sembra buono anche il professore”.
Federigo fa novanta! Ma il liceo ha il cuore di un bimbo entusiasta che non vuole fermarsi. E poi l’annuncio della nascita dell’Associazione Amici dell’Enriques formata da tutti gli “ex” che intendono portare avanti progetti culturali sotto l’egida di quel liceo che in tanti abbiamo così odiato e così amato allo stesso tempo.

Tutti gli ex alunni sono invitati  a inviare a copisteria@liceoenriques.it , foto di classe con firma, sezione e anno di frequenza e qualsiasi altro ricordo che li lega allo storico liceo cittadino.

Un po’ di storia. Correva l’anno 1923 quando fu istituito con Regio Decreto  n.1915 del 9 settembre il Liceo Scientifico di Livorno. L’attività didattica iniziò il 3 novembre, dopo aver trovato i i docenti , con 59 inscritti . La prima sede venne condivisa con il Regio Istituto Tecnico nel Palazzo Granducale con Preside Francesco Bianchi ordinario di Storia, Economia e Filosofia. Nel 1928-29 la nuova sede dietro il palazzo Maurogordato ( attuale piazza Vigo e sede del Provveditorato ) Il 1 gennaio del 1929 il Liceo scientifico fu intitolato a Costanzo Ciano.
Dal 16 dicembre del 1943 al 1956 preside il Prof. Achille Radaelli , docente di tedesco , con incarichi alla Scuola Normale Superiore e in Accademia Navale, che segna l’era repubblicana del liceo.
Nel 1957- 58 il Liceo diventa Federigo Enriques e il 1 ottobre 1973 si trasferisce in via della Bassata nell’edificio progettato dal chiarissimo architetto Edoardo Detti con la collaborazione di Carlo Scarpa che disegnano uno spazio architettonico pregevole ed innovativo.

 

Riproduzione riservata ©

6 commenti

 
  1. # Carlo

    l’architetto che ha progettato l’attuale sede di quel liceo, deve aver tratto ispirazione da qualche gulag siberiano o da un rifugio atomico dei tempi della guerra fredda: cemento, grigiore, finestre che sono in realtà fessure e oscurità sono gli elementi che caratterizzano questo edificio, vero esempio dello squallore urbanistico che ha lasciato una impronta indelebile nella Livorno post bellica.

  2. # Heli

    Qualsiasi ragazzo che, come me, abbia frequentato in qualsiasi periodo il Liceo in questione, sa benissimo qual’è la storia di quella struttura. L’estetica esteriore (quella che da su via della bassata) è effettivamente un po’ squallida, ma invito tutti quelli che ne hanno la possibilità di entrare a vedere cosa c’è dietro..le finestre delle aule (che non sono certo quelle fessure…), i collegamenti tra i piani e la disposizione delle aule stesse…Un “po” di anni fa ho passato 5 anni della mia vita là dentro e ne ho un bellissimo ricordo..Sicuramente non per tutti gli studenti è cosi ma io non posso che essere riconoscente a quello che è stato l’edificio in cui ho passato gran parte delle mie giornate

  3. # CARBONI Maria Giuseppina

    Correva l’Anno del Signore 1965 quando feci il mio ingresso al Liceo Scientifico…(il passato remoto e’ d’obbligo!). Oggi sono nonna, ma quanti ricordi ancora vividi nella mia mente, dai professori ai compagni di scuola! Lasciai l’Italia nel 1974 e purtroppo, pur tornandoci ogni anno per brevi periodi, non ho mai piu’ avuto l’occasione di rivederli. Domani, alle 11, saro’ sull’aereo che per l’ennesima volta mi portera’ in Italia, percio’ e’ con profondo rammarico che non potro’ partecipare all’iniziativa. Ma il mio cuore sara’ li’, a ricordare quei cinque anni passati al Liceo, forse i piu’ belli e i piu’ tormentati della mia vita.

  4. # Laura Furetta

    Se la memoria non mi inganna l’edificio che ospita il Liceo Enriques era stato progettato, con la scarsa lungimiranza che caratterizza gli urbanisti labronici, come caserma dei Vigili del Fuoco. Che sia un brutto edificio è innegabile, ma almeno è in una strada secondaria, modesta già dal suo nome “via della Bassata” pensate invece agli obbrobri passati e presenti che si affacciano su piazze, “fossi” lungomare…. e come se non bastasse, si pensa di costruire al Luogo Pio, si abbandonano le piazze e pur di non curarle si eliminano aiole e si abbandonano i “pratini”.

  5. # massimiliano

    Anni dal 1989 al 1994….il più bel periodo della mia vita. Quante corse su quegli scivoli quanti bei momenti…Tornare oggi è stato un tuffo nel passato piacevole, e detto fra noi, chi se frega dell’archietettura. Un doveroso ricordo da parte mia ad una persona che avrei voluto vedere volentieri e invece ci ha lasciato: oggi saresti stato felice Professore Sergio Pallini, ne sono sicuro…

  6. # Francesco

    Peccato,non lo sapevo,mi sono perso una bella rimpatriata. Non mancherò per il centenario, ma purtroppo mi sa che mancheranno molti dei miei professori,che ricordo quasi tutti con affetto.

I commenti sono chiusi.