Incontro in Provincia sulla questione della cava di Gozzone

Il presidente Kutufà ha ricevuto il comitato di cittadini contrari alla apertura della cava

Il presidente Giorgio Kutufà, ha incontrato oggi a palazzo Granducale, una delegazione di cittadini del comitato “Salvaguardia e sviluppo territorio e occupazione” per un confronto sull’ipotesi di apertura della cava di Gozzone, nel territorio del comune di Rosignano M.mo.

Alla riunione erano presenti il sindaco di Alessandro Franchi, gli assessori Maria Teresa Sposito, Nicola Nista e Piero Nocchi, il dirigente del dipartimento Ambiente e Territorio della Provincia Enrico Bartoletti con il responsabile della U.O. Risorse marine e georisorse, Alessandro Bini.

Il presidente Kutufà ha richiamato i principali aspetti legati al percorso di approvazione del Piano Cave della Provincia, che intende conciliare la tutela ambientale con lo sviluppo economico, sottolineando l’importanza di operare, in particolare per il problema della cava di miocene di Gozzone, ad una soluzione che risponda a questi principi, tenendo conto, degli aspetti occupazionali legati alla permanenza dell’attività produttiva della Donati Laterizi.

“La società – ha detto il presidente – ha presentato un piano industriale che lega la continuità produttiva alla possibilità di utilizzo del materiale di scavo, di particolare qualità, della cava di Gozzone. Negli anni altre attività economiche si sono insediate nell’area – ha aggiunto – e abbiamo ben presenti i problemi che potenzialmente potrebbero derivare dall’utilizzo della cava. Per questo il nostro impegno è quello di prestare la massima attenzione a tutte le situazioni, prevedendo precise prescrizioni, nel Piano, per minimizzare gli effetti dell’attività di escavo”.

Kutufà ha, poi, ricordato che la presidenza della Regione è da tempo interessata al problema e si è mossa nei confronti delle Sovrintendenze di Pisa e Firenze per verificare la possibilità di un ulteriore utilizzo della cava di Staggiano.

Per il comitato è intervenuta Beatrice Pizzi, titolare di un’attività agrituristica, la quale ha sottolineato l’importanza di tutelare tutte le iniziative presenti sul territorio, l’occupazione che ne deriva e quella che potrebbe crearsi in futuro con lo sviluppo di attività legate al turismo e al relativo indotto. Il comitato ha, quindi, illustrato alcune ipotesi progettuali, prospettate da investitori stranieri nell’ambito della ricettività turistica connessa al wellness, evidenziando la possibilità di un possibile assorbimento degli attuali addetti della Donati e un ampliamento delle opportunità di lavoro in tutta la zona. Tutte attività che secondo il comitato mal si conciliano con la presenza di una cava e con il suo effetto impattante sul paesaggio.

Sulla possibilità di aprire un tavolo di confronto con le istituzioni avanzata dal comitato, il presidente Kutufà ha ricordato che, in occasione dell’iter di approvazione del Piano cave, sono previsti percorsi partecipativi nei quali cittadini e associazioni possono interloquire con osservazioni e proposte. “Siamo disponibili, però, ad un ulteriore passaggio, prima dell’avvio dell’iter formale del Piano, in cui i comitati interessati potranno esporre in maniera adeguata le varie questioni”.

Il sindaco Benedetti, dal canto suo, ha ribadito la necessità di fare le scelte tenendo conto di tutte le sensibilità, ma in una visione più complessiva dello sviluppo del territorio, su cui tutta la cittadinanza è chiamata a confrontarsi.

 

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1 commento

 
  1. # claudio

    Ero presente all’incontro,l’ipotesi prospettata dal comitato di apertura di un centro wellness in località paltratico finanziata da società italo-svizzera sarebbe la soluzione veramente eco-compatibile per la questione occupazione e protezione del territorio.la crisi della fornace Donati non sarà certo mitigata dalla cava di argille mioceniche,la crisi del mattone non è certo causata dalla mancanza di cave! E’ la crisi dei nostri giorni,sarà lunga e non sarà sanabile con soluzioni locali

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