Violenza sulle donne, il parere della nostra esperta Sara La Placa

Dopo gli ultimi episodi di violenza sulle donne (quella della ex perseguitata dal proprio ex nonché suo dipendente e quella della donna picchiata dal marito davanti al figlio di 16 mesi) abbiamo chiesto alla nostra psicologa Sara La Placa un parere. Ecco il suo intervento che affronta il tema della violenza intrafamiliare.

Secondo la sentenza 41142 del 22 novembre 2010 la Quinta Sezione Penale della Corte di cassazione, afferma che anche i minori che assistono a maltrattamenti possono essere considerati delle vittime di tali comportamenti. Nello specifico, i giudici asseriscono che “ai fini della configurabilità del delitto di cui all’articolo 572 codice penale, lo stato di sofferenza e di umiliazione delle vittime non deve necessariamente collegarsi a specifici comportamenti vessatori posti in essere nei confronti di un determinato soggetto passivo, ma può derivare anche da un clima generalmente instaurato all’interno di una comunità in conseguenza di atti di sopraffazione indistintamente e variamente commessi a carico delle persone sottoposte al potere dei soggetti attivi, i quali ne siano tutti consapevoli, a prescindere dall’entità numerica degli atti vessatori e dalla loro riferibilità ad uno qualsiasi dei soggetti passivi”. Anche il CISMAI (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l’Abuso dell’Infanzia) conferma la tesi della sentenza con la definizione di violenza assistita intrafamiliare: “per violenza assistita intrafamiliare si intende l’esperire da parte del bambino/a qualsiasi forma di maltrattamento compiuto attraverso atti di violenza fisica, verbale, psicologica, sessuale ed economica su figure di riferimento o su altre figure affettivamente significative adulte o minori”. Altresì a livello psicologico possiamo affermare che la violenza assistita rappresenti una vera e propria forma di maltrattamento, la quale può determinare una serie di effetti negativi e traumatizzanti per il bambino che ne è vittima.

Quando un bambino percepisce il genitore, che dovrebbe rappresentare una figura di cura e protezione, vittima di un atto di violenza, può ritrovarsi in uno stato confusionale. La violenza assistita comporta uno stravolgimento nel bambino sul significato delle due figure genitoriali e la perdita dei punti di riferimento fondamentali. Infatti, da un lato percepisce la vittima della violenza terrorizzata e impotente, dall’altro sente l’aggressore pericoloso e minaccioso. Tutto ciò può determinare un modello relazionale distorto che si definisce “legame di attaccamento disorganizzato”.
Questo stile di attaccamento s’instaura quando la figura di attaccamento è vissuta come minacciosa. È bene specificare che un bambino cerca di comprendere se nell’ambiente esistano pericoli, leggendo le espressioni sul volto della figura di attaccamento. Se il genitore è solitamente spaventato/spaventante, allora il bambino riceverà un messaggio costante di pericolo e percepirà l’ambiente esterno minaccioso. Evocando risposte contraddittorie nel bambino, la figura genitoriale diviene allo stesso tempo fonte di conforto e di allarme. Per questo, il bambino può sentirsi non sufficientemente protetto e sperimentare la tendenza sia a scappare sia ad avvicinarsi alla figura di attaccamento, producendo così comportamenti necessariamente contraddittori. Il bambino poi potrebbe sentirsi confuso anche perché, a causa delle esperienze violente vissute, sviluppa un’inadeguata comprensione e apprendimento di cosa significhino concetti importanti quali affetto, cura, protezione, violenza, intimità e rispetto. Inoltre, un bambino che cresce in una famiglia dove si verificano atti violenti e maltrattamenti, potrebbe apprendere l’uso della violenza come modalità relazionale “normale” e relazionarsi anche egli secondo la medesima modalità.
Per tutti questi motivi, è necessario e indispensabile attivare nei confronti di questi bambini interventi di protezione e interventi riparativi, interrompendo tempestivamente la violenza nei confronti del genitore che la subisce e supportando offrendo un sostegno immediato, efficace e specifico al genitore vittima e al bambino.

Dott.ssa Sara La Placa (laplaca.sara@gmail.com)

 

 

 

 

Riproduzione riservata ©

4 commenti

 
  1. # DANIELA

    Complimenti alla carissima Dottoressa Psicologa Sara La placa. ( spero qualcuno capisca quanto male si fa pure hai nostri figli , con questi comportamenti da Giungla.)

  2. # Luca

    Grazie per l’esauriente spiegazione.
    Ma secondo lei da cosa possono dipendere nella società odierna questo crescendo di episodi di violenza sulle donne? e come è possibile superare queste esperienze?

  3. # Carlo

    ci sono statistiche che dimostrano che la violenza sulle donne è aumentata rispetto al passato oppure è sensazionalismo giornalistico? In una società multietnica dove ci sono culture dove la donna sottomessa e picchiata rientra nella normalità, l’approccio psicologico deve adeguarsi ed essere più tollerante?

  4. # annabella

    non credo che facciano ancora molto per proteggere le donne dalla violenza domestica..sono molte chiacchiere ma fatti concreti pochi..

I commenti sono chiusi.