Se vuoi fare come cavolo ti pare, vieni a Livorno

Se vuoi fare come cavolo ti pare, vieni a Livorno. Sono venuto a conoscenza di questo “detto” nel lontano 1986 , quando venni destinato alla locale Capitaneria di Porto ed all’inizio pensai alla solita ironia toscana e livornese in particolare, poi , con il tempo, mi sono reso conto che in fondo in fondo (mica tanto) non era del tutto esagerato. Hai una cantina , un giorno decidi di destinarla a bar e come se nulla fosse inizi l’attività’, hai una struttura di una certa dimensione, trovi conveniente trasformarla in una discoteca e vai col tango , sei una associazione magari non proprio culturale, hai la necessità di avere a disposizione alcuni locali per una serie di dibattiti ed assemblee, mica fai come nelle città normali, ti guardi intorno, cerchi una sede ritenuta idonea allo scopo, ti frughi e la utilizzi. No , cosi e’ troppo semplice, sono capaci tutti, sempre intorno ti guardi, vedi vedi qualcosa che ti possa andare bene e con totale disinvoltura scavalchi, entri e la occupi, naturalmente senza tirare fuori un euro. Cosi’ hanno agito quei bravi ragazzi dei centri sociali che hanno preso possesso dell’ex cinema Jolly, magari pensando anche di purificarlo. Vuoi mettere un cinema che trasmetteva film porno con uno spazio dedicato a diffondere la vera cultura proletaria e metterlo a disposizione della cittadinanza, roba da Livornina d’Oro. A questo punto , sempre in una citta’ normale, ti aspetti che il proprietario , sicuramente un bieco speculatore dalla mente ristretta , chiami la polizia e pretenda che l’edificio venga liberato, ma qui, come detto prima siamo a Livorno, e’ vero che le Forze dell’Ordine sono intervenute , hanno preso atto e….. sono tornate in sede. Il Questore , dimostrando una squisita sensibilità ed amore per la cultura, ha accordato agli occupanti la possibilità di usufruire liberamente degli spazi. Boh forse la colpa e’ mia che legato ai vecchi ed anacronistici schemi non riesco a capire il nuovo che avanza.

Bruno Tamburini consigliere comunale Pdl

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11 commenti

 
  1. # Andrea Petrocchi

    Il Jolly è una testimonianza storica della nostra città, scampata ai bombardamenti “alleati” e ai seguenti settant’anni di incuria.

    Logico che si proponga, con la trasformazione nella ennesima cattedrale consumistica, la morte della utilità sociale di questa struttura di questi tempi, all’apice di quella lotta di classe al contrario, estremamente favorevole oggi al miope guadagno privato.

    Il Jolly deve diventare il teatro della commedia livornese, una pianta stabile, un polo d’attrazione turistica da affiancare al Vernacoliere, che tanto di noi livornesi ha dato al mondo, i livornesi, dei libertari, con buona pace di qualcuno venuto qui per stemperare questa vena.

    Meno centri commerciali è più centri culturali.

    Andrea Petrocchi

  2. # roberto

    Sig Tamburini concordo pienamente con lei solo a Livorno succedono certe cose in altre citta d’Italia non credo avrebbero avuto tutte queste possibilità di occupare edifici ma ormai forse qui non siamo neanche più in Italia

  3. # piero

    Rientro a Livorno dopo 3 giorni di trasferta a Parma e mi dico “ecco, questa è Livorno addio civiltà emiliana”! Infatti: parcheggio l’auto in via Fiume e trovo spazzatura ovunque tranne che nei cassonetti di fronte a Via Vittorio Veneto (compresi alcuni mobili e giocattoli); auto parcheggiate sulle strisce e il solito furgone messo nell’area di accesso al parcheggio “sopraelevato” rispetto alla strada… Passano i secoli e non c’è verso di “raffinarsi” un po’

  4. # Riccardo Risaliti

    Egregio Sig Petrocchi.
    Sebbene mi interessi di cinema e teatro da molti anni ci sono alcune cose nella sua lettera che non ho capito e che Le sarei grato mi spiegasse..
    1) Il Jolly era un cinema porno. Quale “utilità sociale” potesse avere questa strutture non mi è molto chiaro.(a meno di non voler fare battute sconce)
    2) Purtroppo, e lo dice un nipote del grande Gino Lena, la commedia Livornese è praticamente sconosciuta fuori dalle cinta cittadine.
    Ho dei dubbi che ci siano tanti seguaci da creare un “polo di attrazione turistica” ?
    3) Grandi città come Firenze e Genova hanno difficoltà a mantenere un teatro stabile. Pensa che Livorno possa farcela?
    4) In tutta Italia tutti i cinema ed i teatri stanno chiudendo per mancanza di fondi e di spettatori.
    Presumo che sia difficile trovare un mecenate che sia disposto a donare centinaia di migliaia di euro al Jolly.
    O Lei conosce qualcuno disponibile ?
    5) Non penso che la cittadinanza sia favorevole a dare fondi pubblici per un teatro, quando mancano per gli asili, l’assistenza agli anziani e per la sanità.
    “Meno centri commerciali è più centri culturali” è un bellissimo slogan, ma, poi, i soldi chi ce limette ?
    Resto in attesa di una sua gentile risposta.
    Riccardo Risaliti

  5. # Andrea Petrocchi

    Ma il mio commento lo ha letto prima di rispondermi?

  6. # Riccardo Risaliti

    Si, l’ho letto, e proprio per questo Le ho posto quelle domande.

  7. # Aria fritta

    L’ho letto con attenzione anch’io e mi unisco al sig. Risaliti in attesa della “gentile risposta”

  8. # Riccardo Risaliti

    Noto con dispiacere che Lei e’ troppo impegnato per rispondermi.
    La capisco.
    Comunque La ringrazio e Le auguro Buone Feste

  9. # Andrea Petrocchi

    Ho i miei tempi.
    1) come si può capire dal mio commento l’utilità sociale del Jolly non sono i film porno che vi venivano proiettati (anche loro pur nel loro miserrimo avranno comunque allietato i pomeriggi di qualche vecchietto solitario) ma la mera struttura, stante la deflazione di strutture simili nella nostra città.
    2) Io guardo al Vernacoliere, è contingente ma è comunque un esempio di vernacolo apprezzato a livello nazionale.
    3) Tempo fa ho avuto modo di ascoltare il nostro assessore al bilancio, ora, come saprà, di norma la politica delle amministrazioni di sinistra spinge verso l’espansione della politica sociale fin’oltre ai primi baluardi del disavanzo, mentre di contro le aministrazioni di destra cercano il pareggio di bilancio fino al manifestarsi dei primi segni di destabilizzazione sociale. Detto questo il nostro assessore si vantava di aver fatto raggiungere a questa amministrazione un merito di credito superiore a quello statale. Questo per dire che il discorso sui soldi che mancano è spesso un discorso fazioso, i soldi ci sono, ma non vengono spesi; oppure vengono spesi male (100.000,00 euro alle parificate) oppure tutte e due. Quindi la mia risposta è “Se avessimo una amministrazione di sinistra, si.”
    4) No, non ne conosco.
    5) Elefantismi, stanziamenti, gettito, politiche clientelari, sussidiarismi, politiche della spesa, opportunità macroeconomiche, ciascuna amministrazione locale ha in mano delle carte, se gli amministratori operano con intelligenza e occhio democratico, non partitocratico, dal campo c’esce quasi sempre la fossa. Basta buttare un occhio dalle parti di Pisa e vedere cos’hanno combinato in questa legislatura. Trovo giusto il suo discorso sulle liste dei nido comunali e sulla sanità, ma la cultura è socialmente rilevante, e in questa fattispecie trovo fondamentale la creazione di una “casa” per non disperdere la nostra livornesità. Così come trovo indispensabile l’esistenza di almeno un cinema per città che si prenda la briga di proiettare Ken Loach.

    “Meno centri commerciali è più centri culturali” non è uno slogan, è una necessità. Scampiamoci dagli slogan, che sono tutti fascisti.

  10. # Aria fritta

    Egr. Sig. PETROCCHI ho letto con interesse la sua replica alle osservazioni del sig. RISALITI e devo dire, in tutta franchezza ed onestà che, eccezion fatta per i punti in cui concorda con il Risaliti, tutto il resto è di una inconsistenza assolutamente disarmante. Lei PETROCCHI non argomenta bensì espone una serie di “punti di vista” tanto personali quanto opinabili, per poi sconfinare nel delirio quando propone l’obbligo di proiettare Kean Loach in ogni città. Non soddisfatto, in chiusura, tira in ballo, chissà, forse perchè siamo a Livorno, pure il fascismo.Lei PETROCCHI non potrà mai “scamparsi dagli slogan”, lei E’, uno slogan!

  11. # Andrea Petrocchi

    E così sarei uno slogan, non potendo argomentare il fatto si argomenta l’argomentatore. Splendido esempio in stile Programma Italia….

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