Ho perso l’asilo per un cambio di residenza… nessuno ha compreso la situazione

Li chiamano servizi per l’infanzia, anche se nel mio caso si sono dimostrati disservizi. Io sono una mamma, ho due bambini,il più piccolo, di venti venti mesi, sta per concludere il primo anno di nido in un asilo comunale a Livorno. Questa mia storia inizia quando un giorno, andando a prendere il piccolo all’asilo, l’educatrice mi domanda, dovendo firmare il foglio con i nominativi delle riconferme per l’anno successivo, perchè il nome di mio figlio non compariva nella lista; spiego che la casa di mia madre era stata venduta e che la residenza era quindi stata spostata in un paesino poco fuori Livorno. Ad ogni modo lei mi esorta ad andare il prima possibile in via delle Acciughe, sede dei sevizi all’infanzia, per spiegare la situazione, sicura che avremmo trovato una soluzione.Così due giorni dopo in orario di apertura dell’ufficio vado,mi presento allo sportello, spiego all’operatrice la situazione, ovvero il cambio di residenza previa vendita dell’appartamento. Domando cosa posso fare e con chi parlare all’occorrenza per poter garantire al bambino una continuità, dopo quasi un ciclo scolastico trascorso in quel nido con quelle educatrici e “tate”, lei mi risponde che non è possibile farci niente dato che il bando di ammissione\riconferma fa riferimento solo a bambini residenti a Livorno, il paese dove abbiamo attualmente la residenza anche se nella solita provincia è sotto un altro comune,a questo punto,davanti ad un muro umano chiedo come sia possibile che non vengano contemplate soluzioni alternative per i casi come i miei…può capitare ad una famiglia durante l’anno di dover cambiare residenza? Lei continua a rispondermi che non può farci niente (neanche farmi parlare con qualche superiore o responsabile,come dir si voglia). Amareggiata e delusa me ne vado non senza prima dire quello che a questo punto penso,continuità e tutela per queste persone sono solo parole con cui riempirsi la bocca.. Il lunedì torno all’asilo, racconto alle educatrici l’esito della “chiacchierata” fatta in via delle Acciughe e le informo quindi con grandissimo dispiacere da ambo le parti che a fine ciclo ci saremmo dovute inaspettatamente salutare; mi consigliano allora di provare a parlare con il responsabile o qualcosa di simile, della sede dell’ufficio. Così faccio, lasciato il bambino al nido mi ripresento in via delle acciughe, chiedo del sig.B. mi dicono di andare all’ufficio della segretaria,la segretaria non c’è,la cerco e trovata andiamo nel suo ufficio,le spiego le motivazioni che mi portano lì a parlare con il sig.B. e finalmente lo incontro. Entro nel suo ufficio,mi siedo e nel frattempo arriva l’operatrice della volta scorsa.Inizio a riraccontare la vicenda e nel mentre la signorina accanto mi interrompe dicendo che lei aveva esposto il mio caso alla responsabile blà…blà..blà..,peccato che anch’io avevo chiesto di poter esporre il mio caso a qualche responsabile ma quel giorno guarda caso non era stato possibile.ad ogni modo continuo a riraccontare,e credo umano essere un po’ agitata,dopo poco il sig.B.mi chiede di riniziare, con fare anche un po’ stizzito, da capo tutta la storia perchè non capiva cosa volessi (madonna neanche raccontassi che su Marte nascono cavolini!). Come in interrogatorio riparto da capo: nome, cognome e via discorrendo,mentre son lì che parlo lui mi interrompe facendomi notare che ero io l’artefice dell’attuale situazione, e su questo posso dar ragione, e poi ha iniziato a raffica dicendo che non vedeva il motivo del perchè il Comune di Livorno avrebbe dovuto lasciare il posto a mio figlio quando avendo la residenza in altro comune. Io la risposta ce l’avevo: continuit… non ho fatto in tempo neanche a pensarla quando lui, il sig.B.ha esordito chiedendomi “mettiamo lei si trasferisse a Milano perché il Comune le dovrebbe garantire la riconferma al nido?”. Non credevo alle mie orecchie, e tanto Milano è uguale al paesino in provincia di Livorno,dove viviamo e che disterà sì e na 15 Km. Non ci son state ragioni per cui dovessi rimanere lì a farmi trattare da deficiente quando è chiaro che non c’è la minima voglia di trovare soluzioni alternative.mi sono alzata parecchio arrabbiata e me ne sono andata riconfermando il mio pensiero,questi servizi se ne sbattono delle reali difficoltà degli utenti per cui lavorano,la tutela ai minori,così come l’accoglienza ,la continuità e il sostegno sono parole erte a bandiera da gente che non si sà bene quale significato li dia.
Mi dispiace pensare e confermare che questo tanto acclamato dialogo con le istituzioni è una grande buffonata,questa mia storia ne è solo un piccolissimo esempio.Vorrei far notare che ci sono tantissime persone che per svariati motivi vivono in paesi di confine tra comuni diversi che dovrebbero poter scegliere i modo libero dove portare i loro bambini. Io per esempio non ho ne amici ne parenti nel comune dove mio figlio dovrebbe andare,il mio compagno poi lavora a Livorno,è vero che il nido non è obbligatorio,ma è altrettanto vero che ci sono condizioni umane e sociali che in questo momento lo fanno diventare un servizio importante e per la mia esperienza anche istruttivo e costruttivo per gli stessi genitori.

P.S.vorrei informare che ho dovuto rinunciare,all’inizio dell’anno scolastico,alla scuola materna di Antignano, spostando mia figlia ad un asilo privato più vicino al nido del fratello, perchè non essendo rientrata nelle strutture che seguono i bambini da 0 a 6 anni i miei figli erano stati assegnati uno a Livorno sud per così dire,uno a Livorno nord,noi all’epoca abitavamo in centro perchè credo che la continuità sia importante e ho preferito tutelare la bambina facendole iniziare il percorso della scuola materna senza intoppi.
Questa lettera ha lo scopo di stimolare anche se probabilmente in modo insufficiente una riflessione per coloro che rappresentano le istituzioni in questione su come i bandi di ammissione e riconferme nel mio caso siano incompleti e poco elastici e rischino di tener fuori e non tutelare tutta una fetta di popolazione che oltretutto vive da pendolare o nel caso dei disoccupati con bambini a casa e spesso impossibilitati a cercarsi lavoro..i servizi dovrebbero agevolare tutta una serie di situazioni agli utenti,per potersi definire tali. Spero di poter risolvere la mia situazione con meno attrito possibile e spero di ricevere una sua risposta.

Cristiana Scalsi

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7 commenti

 
  1. # il trollo

    La legge è la legge, non ammette ignoranza.

  2. # Federica

    Signora mi scusi ma non capisco tutta questa meraviglia. È normale che il nido comunale sia riservato ai residenti nel comune. È corretto. Alla “continuità” doveva pensarci lei quando ha preso la residenza altrove. Ma in questo paesino fuori voi ci vivete? O ci avete solo preso la residenza per motivi vostri e il domicilio abituale è a Livorno? Cosi a naso mi sa che non ci vivete, il che pone anche su di lei un problema di correttezza legale nel dichiarare dove vive…Credo che all’ufficio abbiano fatto il loro lavoro.

  3. # thomas

    Non capisco perché non comprendi. Non sono un loro conoscente, ma potrei trovarmi presto in una situazione analoga. Il bimbo sta bene in quel nido è ambientato e i genitori hanno riscontrato la competenza delle maestre. Un cambio di residenza ad esempio a Stagno (comune di Collesalvetti) perché dovrebbe obbligare il bimbo a dover comunque subire il cambiamento che magari frequenta una asilo in corea? In oltre non è detto che presso il nuovo comune ci sia posto per accogliere il bimbo rifiutato dalla vecchia scuola. Secondo me, il nido come la materna, dovrebbero essere sono servizi minimi garantiti per tutti i contribuenti (altrimenti per cosa paghiamo le tasse?), invece di fare graduatorie assurde che pongono i cittadini in una lotta tra poveri. Visto che non è così sarebbe il minimo una umana collaborazione da parte dei dirigenti degli enti competenti per aiutare le famiglie a trovare una soluzione per problemi che non sono poi così inconsueti.

  4. # Andrea

    Thomas te hai ragione, ti pongo il problema da un altra prospettiva, te vai a iscrivere tuo figlio all’asilo del tuo quartiere, ti dicono di no perchè è pieno, vai a vedere e scopri che ci son bimbi di altri quartieri, credo che a quel punto chiedi giustizia, prima quelli del quartiere poi se avanzano posti ben vengano gli altri. Alla fine purtroppo in tutto sto casino chi ci rimette è il figlio della signora. Poi che da parte delle istituzioni poteva esser usato più tatto e umanità è indiscutibile

  5. # federica

    Non è possibile che un comune accetti in un nido comunale persone che non abitano in quel comune. Potrà sembrare anacronistico, ma ai fini legislativi che tu abiti a Collesalvetti o a Milano è uguale. Ogni comune gestisce le cose del proprio comune. Se la signora adesso vive a 15 Km da Livorno, non le resta che mandarlo al nido del comune di dove risiede, anche se immagino che adesso sia troppo tardi (perchè ci sono dei tempi anche per l’iscrizione). Moralmente si può comprendere il disagio, ma le procedure poi sono un’altra cosa.

  6. # cristiana

    fatta la legge trovato l’inganno,ecco perchè in Italia tante cose non funzionano,illogica burocrazia…lontano dalle reali esigenze dei cittadini…

  7. # cristiana

    non credo tu abbia c’entrato il problema….e poi la continuità dovrebbe essere garantita,come giustamente ti spiegava Thomas,….

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